domenica 14 agosto 2011

Va bene pagherò, ma non ne posso più ...

E va bene, fateci del male.
Frugateci nelle tasche fino a lambire i testicoli, toglieteci soldi e servizi, costringeteci alla solidarietà verso ignoti.
Quando c’è da fronteggiare la bufera niente diserzioni, sforziamoci di essere soldatini.
E non discutiamo gli ordini, marciamo senza avventurarci a discutere sui criteri della maledettissima manovra.
L’accettiamo come un evento meteorologico.
Non dirò se hanno fatto bene o male, se c’erano alternative migliori, non mi improvviso ministro Tremari in opposizione al Tremonti.
Resto nei panni inermi del cittadino italiano e mi limito a registrare le reazioni mie personali e dei miei compatrioti, e scandisco l’atto di dolore in quattro tempi.

Atto primo.
Io pago ma mi chiedo: servirà?
Basterà quest'altro sacrificio o siamo di fronte a un pozzo senza fondo?
La prima obiezione degli italiani è sull’efficacia della manovra e dei suoi effetti.
Come versare acqua in una bottiglia senza fondo.
La percezione che di qui a non molto ci diranno che la situazione resta comunque critica e che non sono bastati i sacrifici.
Anche se ci dimezzano i servizi e ci raddoppiano gli oneri, usciremo davvero dalla crisi?

Atto secondo.
Io pago ma saranno in grado di gestire questa feroce manovra?
Il secondo dubbio è sull’inadeguatezza assoluta della nostra classe dirigente, non solo quella di governo e di centro-destra, a gestire la straordinaria amministrazione.
Vedi lo spettacolo di questi giorni, risali alle biografie e ai precedenti, soppesi la loro credibilità ed efficacia e ti prende lo sconforto.
C’è chi invoca nuovi invasori, anche marziani, per mettere a posto le cose, e chi sottovoce evoca dittature a tempo, tanta è la disperazione; o il contrario, l’anarchia assoluta, il Far West dove ognuno si salvi come può.
Ma con le crisi politiche sempre in agguato, con il baratro che si apre dopo Berlusconi, in che mani finirà questo sacrificio di popolo?

Atto terzo.
Io pago ma cambierà la situazione se a gestire la crisi internazionale saranno gli stessi che ci hanno portato nel baratro o non hanno saputo evitarlo?
Se gli assetti mondiali e interni restano immutati, se i mercati dettano legge assoluta, se l’America ha quel debito mostruoso con i cinesi, se l’Europa è una fetecchia intorno all'euro, se la politica non ha l’autorevolezza per bilanciare l’economia, come si può pretendere che, restando invariati equilibri, squilibri e protagonisti, si possa davvero uscire dalla crisi?

Atto quarto, ad personam.
Io pago - ed è solo un esempio che conosco da vicino ma ciascuno sostituisca quest'atto di dolore con il suo personale - e pago già le tasse, ho redditi alla luce del sole, subisco fior di trattenute inique e obbligatorie di ogni genere, pago e mi ritrovo colossali cartelle Equitalia per banali multe cresciute a ritmo esponenziale con interessi da strozzini di Stato, io che come tutti sconto i disservizi pubblici ogni giorno, perché dovrei essere solidale, e con chi, per che cosa?
C’è una ragione morale e ideale, politica o sociale per farlo?
No!
C’è solo la forza dello Stato che me lo impone, più il fatalismo cosmico della paura unita alla rassegnazione, di vivere una catastrofe mondiale come un evento naturale o soprannaturale, indipendente dalla volontà umana e politica.
La Borsa è la vita.
Mi fermo qui e come vedete non tiro neanche in ballo la solita questione dei costi esagerati della politica, della necessità di dimezzare il personale politico e dunque le relative spese.
Insomma, un Paese così stressato e tassato, ha un dramma in più, pratico ed esistenziale: non è motivato a fare sacrifici, deve solo convincersi che se non offre i suoi beni al Minotauro, lui ti mangia vivo.
Può bastare la paura per motivare un Paese a sacrificarsi, a reagire e ad andare avanti?
Non credo.
Oltre la paura e la necessità, dateci una ragione, una sola, buona ragione per crederci e nutrire qualche fiducia.
Perché non basta farlo, bisogna pure un po’ crederci.

La mia proposta
E finché la Michela Brambilla, il Bernabò Bocca e tutta la “banda” di quell’ambaradan che doveva toglierci dalla bratta con il turismo, li vedrò al loro solito posto per decidere le sorti d’Italia (turisticamente parlando), non ci credo un razzo.

E già che ci siamo mettiamoci pure anche l’atto quinto.
Dicono che ogni bimbo che nasce ha già sulla testa un debito di oltre 30.000 euro per via del debito pubblico.
Ebbene io sono pronto a pagare la mia parte in base a quello che c’ho.
Poi altri ne pagheranno magari dieci quote perché c’hanno di più, alcuni anche cento, e chi c’ha meno non pagherà niente o poco di più.
Ma togliamoci questa spada di Damocle da sopra la testa.
Togliamoci questi cavolo di 80 miliardi d’interessi che ogni hanno ci vanno in fumo.
Però poi il primo che sgarra ne pagherà veramente le conseguenze (e non come sovente capita adesso), e dopo il volontario o involontario errore … fuori dalle balle, per sempre … pagando penalmente e monetariamente tutto il danno che ha fatto.
Vedremo se allora nelle cariche prestigiose e di buon guadagno che vengono “sparse” alla moda del due per tre o tre per due, non c’andranno sul serio i più meritevoli, i più validi e quelli che pensano veramente al bene comune.

L'esempio
Quindi se non ti sei accorto che qualcuno t’ha pagato parte dell’appartamento che ti sei appena comprato, e se “per caso” ti sei anche dimenticato di pagare il conto del Notaio e l’ha fatto invero qualcun’altro, beh … fate voi, ma io a uno così non gli lascio niente (e neanche ai famigliari fino al 3° grado di parentela), e al massimo dopo una giusta lunga galera, gli “vendo” un carretto per vender gelati sulle spiagge, ma solo se c’ha la licenza … pagata “tutta” da lui.


Quasi tutto di Marcello Veneziani (Brambilla, Bocca e atto quinto è mio)

10 commenti:

frap1964 ha detto...

OT: ehi, ma il 16 agosto (giorno de Il Palio di Siena), Brambi è dalle tue parti per un prestigioso premio internazionale!
Non puoi certo mancare. :-D

Tiè beccati questa ha detto...

Turismo, boom di stranieri nei primi 5 mesi dell'anno. Città d'arte mete preferite

Il ministro Brambilla: ''L'industria turistica si conferma l'asset più strategico della nostra economia. L'incremento dei flussi internazionali è certamente il risultato dell'intensa opera di promozione svolta sui mercati esteri''

Luciano Ardoino ha detto...

@frap1964

Credevo che fossimo amici.
Sic!

:-(

Come faccio a vederla se a mala pena riesco a vedere i suoi video per più di un minuto?

DO-LO-RE

:-(

Luciano Ardoino ha detto...

@Tiè beccati questa


Credici

frap1964 ha detto...

Servirà pagare ancora?
Così, ovviamente no.
Il ns. debito pubblico ammonta a 1900 miliardi di euro. Per riportarlo ad un livello accettabile nel rapporto con la ricchezza del Paese (PIL di 1.536 miliardi di euro circa, il settimo al mondo), diciamo quindi tra quello di Francia e Austria (cioè al 75%, che comunque non è ancora l’ottimo secondo Maastricht, che sarebbe sotto il 60%), dovremmo tagliare diciamo +/- 700 miliardi di euro e/o riuscire a far salire il PIL a tassi di crescita ben più elevati di quelli degli ultimi 10 anni.
2000 +3,6%
2001 +1,8%
2002 +0,3%
2003 +0,0%
2004 +1,1%
2005 +0,6%
2006 +1,9%
2007 +1,5%
2008 -1,4%
2009 -5,1%
2010 +1,3%
In quanti anni pensiamo di poter fare un taglio così imponente?
Parliamo +/- di circa 12.000 euro a cranio.
Sono 5 manovre da 140 miliardi, 10 da 70 miliardi e così via.
Questi fanno una manovrina da 45 in due anni.
Non so se ci rendiamo conto...
Dopodiché sarebbe anche l'ora di dire chiaramente agli italiani che abbiamo sì il settimo PIL al mondo, ma che in rapporto con il numero di abitanti, nella classifica mondiale, scendiamo al 29 posto subito prima della Grecia. Al settimo ci sono gli USA. In Europa, dopo di noi, ci sono solo Grecia, Portogallo, Malta, Cipro e Paesi dell'Est.
Negli ultimi 3 anni ci siamo mangiati il (modesto) lavoro fatto nei precedenti 13 per riportare il rapporto debito/PIL dal 121,8% al 103,6%.
Ci han commissariato per questo in BCE, che credi?
Anche perché nel 1995, a parità di rapporto debito/PIL (o quasi, rispetto al 2010) detenevamo il 90% del nostro debito, mentre oggi ne deteniamo poco meno del 50% e siamo quindi esposti alla grande alle paturnie della speculazione finanziaria globale.
A chi è in mano il ns. debito?
QUI si legge piuttosto bene.
Per livello di tassazione siamo terzi in Europa dopo Danimarca e Svezia. Che hanno rapporti debito/PIL tra il 40% e il 45% e nella lista PIL/pro capite sono rispettivamente al 18 e 15 posto.
Mediamente più ricchi di noi del 25% e del 30% e con un terzo del ns. debito.
E poi in Italia il 40% della ricchezza è in mano al 10% della popolazione.
E questi fanno il "contributo di solidarietà" per max. due anni.
Nemmeno hanno il coraggio di dire che hanno aggiunto, di fatto, due ulteriori scaglioni IRPEF equivalenti
> 90k - 45,9%
> 150k - 48,7%

Ma per piacere.
A casa, a casa.
E pure alla svelta!

Luciano Ardoino ha detto...

Si si si, a casa a casa ... ma poi pensi davvero che con gli altri o chi si voglia ...?

:-(

vinc ha detto...

Hei, voi due non vi riposate mai?

Sono passato per augurarvi buon ferragosto ma vedo che non vi arrendete mai.

Ce ne fossero tanti.

:-D

vinc ha detto...

Le Province che spariscono? Aria fritta, o, al meglio, aria a futura memoria; niente a che vedere col risparmio preconizzato dal decreto legge governativo sulla manovra di bilancio. Intanto c’è da dire che le Province che spariscono, cavallo di battaglia di una classe politica fintamente autolesionista - e segnatamente di questo governo -, non spariscono. Semmai solo una piccola quota parte di queste, 29 su 110, cioè poco più di un quarto. Ammesso che questa cifra rimanga tale, ovviamente (e vedrete che sicuramente ci sarà un decremento ulteriore) dal momento che già si sta discutendo sui criteri di accorpamento, sulla reale estensione delle stesse e sulla popolazione, censimenti compresi da effettuare.

In secondo luogo, la Costituzione prevede, rebus sic stantibus, che le Province si possono accorpare, ma su iniziativa dei Comuni. Ce li vedete voi i consiglieri comunali, anche a maggioranza, decidere senza colpo ferire la fine degli amministratori e colleghi delle Province? Senza contare che sugli accorpamenti dovranno decidere anche le Regioni; decisioni anche queste politiche, ovviamente. Non dimentichiamo che, crisi a parte - con annesse urgenze -, il nostro è il Paese dove da anni giacciono e marciscono leggi, come la 142 del 1990 (che riguardava tra l’altro anche le città metropolitane), dove i riassetti istituzionali degli Enti Locali sono rimasti pressoché lettera morta.

Per saltare questi passaggi, ci vorrebbe una modifica costituzionale, coi tempi lunghi che questa comporta. Ma, anche indipendentemente da questo passaggio, sempre farraginoso e politicamente delicatissimo non dobbiamo dimenticare che la maggioranza delle Province si rinnoverà a partire dal 2014, ed è da lì che eventualmente partiranno le operazioni di trasformazione istituzionale. Campa cavallo.

Ora come fa questo governo, e in particolare il ministro Tremonti, a prevedere tagli certi, vista l’incertezza degli strumenti, della fattibilità, del numero stesso delle Province, nonchè delle tempistiche da prevedere, a calcolare questi “risparmi della politica”, è veramente un mistero. Con buona pace dell’Europa che ci crede. Forse che il Ministro ha improvvisamente rinverdito quella bella locuzione che lo aveva reso protagonista anni fa di una stagione di invenzioni impareggiabili nel proprio ruolo? La finanza creativa, evidentemente è sempre dietro l’angolo.

Per non parlare di un ultimo elemento, del tutto trascurato: a Province grosse corrispondono finanziamenti grossi, a Province piccole ne corrispondono piccoli; ma allora a cosa serve tagliare poche e piccole Province? Si accettano risposte creative anche in questo caso.

vinc ha detto...

Poi ...


Ma vi rendete conto cosa fanno questi politici davanti ai nostri occhi? Ci riempiono di bufale su bufale ogni giorno e noi restiamo a guardare...
Avete presente il privilegio dei parlamentari di viaggiare gratis sul territorio italiano (i viaggi blu)? La manovra di Tremonti ha portato tagli a questi voli speciali: L'articolo 18 parla chiaro: “Voli in classe economica”: “I Parlamentari, gli amministratori pubblici, i dipendenti delle amministrazioni dello Stato…(omissis)…che utilizzano il mezzo di trasporto aereo, volano in classe economica.” Dove sta la bufala? La bufala è che nei voli nel territorio italiano non esiste una Business Class e quindi l'art. 18 taglia cose che non esistono!

Luciano Ardoino ha detto...

@Vincenzo

Ciao grazie e contraccambio per tutti i tuoi.
Eh si, siamo ancora qui e nei piccoli ritagli ci facciamo sentire.
Domani parlerò delle Province e delle festività che fanno tanto incavolare il Bocca.
Mah chissà se sarà vero?
e ciao