sabato 22 giugno 2013

Do you speak tourist?

Lo scopo è quello di lottare contro la cattiva reputazione del personale turistico nella città e nella regione parigina.

Infatti, il ritratto dei parigini non è sempre lusinghiero da parte dei turisti che frequentano la Ville Lumière, che a quanto pare viene giudicato maleducato, incivile e impaziente.

Di tale malumore, s'è accorta la Camera di Commercio parigina, che ha lanciato una campagna con sito internet Do You speak tourist per spiegare al personale come essere più educato e gentile con i clienti stranieri innamorati di Parigi.

Cercando così di dare una migliore assistenza secondo i più nobili canoni dell'ospitalità e del galateo, e anche perché non si può accogliere alla stessa maniera un giapponese, un inglese o un italiano, ci sono codici culturali diversi e bisogna conoscerli per adattarsi.

Le cifre
33milioni di turisti all'anno per 500mila dipendenti del settore. 
La clientela internazionale rappresenta il 42,4% degli arrivi in Ile-de-France. 
E' significativo l'aumento di turisti cinesi (+21,5%), Medio Oriente (+7,8%) e Americhe (+6,8%). 
Segno più anche per la clientela europea ma solo di un 2,8%. 
Inglesi (13,2%), Americani (11,7%) e Spagnoli (9,9%) sono le prime tre nazionalità che scelgono Parigi secondo i dati Crt Paris Ile de France-Dgcis-Insee, mentre per quelli di Paris Info le presenze degli italiani nel 2012 sono state 631.448, in calo del 4,8% rispetto al 2011.

Identikit del turista. Proprio per questa ragione sul sito e nella guida che verrà distribuita ai commercianti e al personale di alberghi e ristoranti è possibile trovare un identikit dal turista americano a quello cinese passando per quello italiano.
Durata del soggiorno, natura della spesa, codice di gentilezza spiegati nazionalità per nazionalità. Così si scopre anche come i turisti sono percepiti dai parigini.
Gli inglesi "apprezzano essere chiamati per nome, l'autenticità degli ambienti locali e sono amanti della gastronomia francese" ai cinesi "è sufficiente un semplice sorriso e un buongiorno nella loro lingua per soddisfarli pienamente"  mentre i giapponesi "non si lamentano mai subito quando non sono appagati, ma le critiche arrivano solo quando mettono piede nel loro Paese".

Gli italiani. "Italiani: simpatia e raffinatezza, un'immagine di lusso e di moda.
I parigini si aspettano che si parli la loro lingua, prediligono particolare attenzione nell'organizzazione della vacanza, che gli vengano proposte attività da fare con la famiglia e un buon rapporto qualità prezzo" .
Il sito sottolinea che "gli italiani saranno particolarmente colpiti dalle piccole attenzioni dedicate ai loro bambini".
Per quanto riguarda il codice di gentilezza è rimarcato che "gli italiani tengono alla stretta di mano e passano direttamente al tu".

Il precedente di Pechino. Anche la capitale cinese incoraggiò i propri connazionali ad essere più educati con i turisti in occasione delle Olimpiadi del 2008.
A Pechino era stato distribuita una guida con otto consigli sull'ospitalità.
"Non chiedere l'età, non domandare nulla sulla vita sentimentale o il matrimonio, religione e politica" ma soprattutto vi erano elencati consigli su come comportarsi in maniera civile ed evitare di saltare la fila, divieto di sputare in terra e parlare con un tono di voce più basso.

Attualmente il sito “Do you speak tourist”comprende le preferenze dei clienti di undici Stati ma presto aumenteranno.


 Di Sara Bertuccioli e poco poco (molto poco) di me.





P. S.: Comunque ho fatto delle ricerche nella capitale francese per conoscere dal vivo il risultato della bella trovata e ... credo che si potrebbe anche migliorare. 






3 commenti:

vinc ha detto...

In Italia non esiste una cosa del genere?


Luciano Ardoino ha detto...

@Vincenzo

No

:(

sergio cusumano ha detto...

Simpatica iniziativa che mi porta a pensare ......... perché non si inventano in Italia?

Che qui non esistano questi problemi?