giovedì 19 luglio 2012

Direttori d'albergo o alberghi con direttori?


In linea di massima e anche qualcosa di più, non esistono dei cattivi collaboratori o, se preferite, dei pessimi dipendenti.
Esistono invece dei “capi” o dei responsabili da fare pena e “molto tanto assai” che di più non si può.

Questo è per quanto riguarda la mia opinione sul comparto alberghiero, ma penso che la medesima cosa capiti anche negli altri settori.
Detto questo, tanto per fare un esempio, quando sento che un direttore d’albergo si sfoga con colleghi, amici, parenti e bla bla bla, dell’inesperienza, della svogliatezza e di chissà che altro di non troppo ortodosso nei confronti dei suoi subalterni, la prima cosa che penso è: “Scusa ma chi l’ha assunto (?), e se per caso te lo sei già trovato, hai mai provato a cambiarlo e plasmarlo con la tua bravura e saggia esperienza?”.
Quest’ultime due cose le dicono loro!

Ora che prima o poi non manchi mai il figlio di “buona donna” tra i dipendenti o i collaboratori, è alquanto e ben risaputo, ma se la squadra di cui disponi nell’Hotel (a cui hai insegnato la vera arte di questo mestiere) è coesa ed adatta più al proprio lavoro che alle “belinate”, ebbene, saranno gli stessi suoi colleghi (del figlio di buona donna) che lo metteranno in un battibaleno in prossimità della porta … poi un calcione ben assestato (figuratamente s’intende) rende la vita (il lavoro) più semplice e facile per tutto l’ambaradan.

Infatti quello che non fa o fa in modo “schifoso” quel figlio di “buona donna”, lo devono fare o rifare gli altri, ed il risultato sarà appunto quello dell’allontanamento immediato.

Quindi riassumendo e in poche parole, se l’albergo non va come invece dovrebbe, beh; la colpa non è certo del lavapiatti, dello chef, del maitre d’ o del receptionist, ma unicamente del direttore, o no?
Quella stessa figura che quando le cose vanno per il meglio, s’appropria, più che giustamente, dei meriti e dell’eventuale avanzamento.

Dei suoi doveri non credo ci sia di bisogno descriverne le qualità e le quantità, visto che questo post sarà sicuramente letto da chi questo “mestiere” lo svolge e quindi da chi già le conosce, ma bisognerebbe vedere il come le conosce e il come le fa.

E personalmente dopo aver lavorato per 42 anni proprio in questo settore (ne ho 60 giusti giusti) partendo da lavapiatti in quel del Brasile (Rio De Janeiro) e con poco poco studio alle spalle, la conseguenza è stata che se volevo raggiungere delle migliori posizioni lavorative in quell'ambito avrei dovuto farmi il famoso “mazzo tanto”, e senza poter sfruttare gli usi dei calci nel culo (quelli produttivi); periodo in cui di grandissimi (ma anche solo grandi) direttori d’albergo non ne ho mai visti poi così tanti.
Al massimo due, tre o tre e mezzo, da cui ho preso a mo di spugna tutto quello che c’era da imparare ... credo e spero.
Sfiga mia oppure cosa?

Ma non è di me che vi vorrei parlare, anche perché il farlo per se stessi porta soventemente a far la figura dei fessi (quindi se posso evito), ma del fatto che dopo essere stato per tante volte “scelto” ho cominciato a mia volta ad esaminare i direttori d’albergo per quelle sedi dov’ho lavorato all’estero.

Ma nulla nei tempi era cambiato poiché di veri e grandi professionisti … pochi.
O forse il motivo era che chiedevo troppo?
Allora la scelta l’è sempre andata sul carattere dell’aspirante e sull’amore che traspariva per quel settore già dal primo colloquio, anche a scapito della tanto decantata loro abilità ed esperienza.
Poi i fatti m’hanno dato sempre ragione, cosa di cui ne sono “orgoglione” ... giusto per fare un po’ di rima e non dell’altro, per carità.

Il segreto?
Nessun segreto e porta sempre aperta per qualsiasi loro richiesta (mai invadente, mai logorroica o semplicemente banale), poi col tempo non li vedevo quasi mai più e io potevo dedicarmi a dell’altro per la migliore e maggiore produttività della stracontenta e gaudente proprietà.
Toh, di nuovo la rima … cari dottori, sarà così grave?
Pardon, cari colleghi (direttori d’albergo), anche s’io dottore non sono.

P.S.: Poi sono arrivati gli "alberimprenditori" e le cose sono peggiorate, ma di questo vi parlerò la prossima volta.





11 commenti:

vinc ha detto...

Confermissimo alla massima potenza




;-)

ed è inutile che ti dica ancora una volta BRAVO

Anonimo ha detto...

Purtroppo solo adesso abbiamo scoperto questo sito e solo adesso possiamo scrivere ciò che pensiamo! Premetto che sono 30 anni che soggiorno a Milano Marittima e sono stato in diversi alberghi, e questo è l'unico che considero pessimo. Albergo scadente con una direzione pessima! Il proprietario crede di gestire i suoi ospiti come in una caserma (Campanella che annuncia il pranzo, silenzio tombale a pranzo e a cena con ammonimento dello stesso nel caso si alzasse un po' la voce, nessun calore tipico della Romagna e per finire se fai un bis con l'intenzione di pagarlo ti guardano anche male, aria condizionata a ore a piacimento del proprietario, stanze non accoglienti)! Pessima pensione!!! Cercate altrove

B. C. ha detto...

Dal web

Secondo il parere pressoché unanime degli operatori del settore, il reclutamento del personale di una struttura alberghiera di eccellenza è di importanza cruciale per offrire un servizio all’altezza delle aspettative della clientela di riferimento. Ne parliamo con il managing director del Lefay resort & spa Lago di Garda, Alcide Leali Junior, che evidenzia alcune criticità del mercato del lavoro del nostro paese. «Quella del recruiting è certamente una fase molto delicata: non solo per l’apertura di una nuova struttura, ma anche per fronteggiare il fisiologico turnover dei dipendenti di un albergo già operativo. Solo contando su uno staff dalla preparazione adeguata, a tutti i livelli, si può infatti assicurare la massima qualità del servizio; tuttavia, trovare le risorse umane della qualificazione richiesta a volte si rivela meno facile di quanto ci si aspetterebbe, probabilmente a causa di qualche carenza nel nostro sistema formativo. La prima area di criticità riguarda a mio avviso le lingue: in un contesto territoriale come quello in cui opera la nostra struttura, il lago di Garda, dalla storica vocazione turistica, ci stupiamo a volte di non riuscire a reperire facilmente delle risorse che possiedano le competenze linguistiche adeguate a un’ospitalità a 5 stelle. Nello screening delle proposte di collaborazione che ci arrivano, testando la capacità dei candidati di interagire in lingua straniera, ci siamo imbattuti in alcune delusioni, anche quando veniva dichiarato un appropriato livello di competenza. Talvolta scopriamo infatti che le abilità dichiarate non corrispondono alle nostre esigenze. Per questo riterrei davvero auspicabile disporre non solo di un sistema formativo in grado di assicurare un migliore livello di preparazione linguistica, ma anche di un sistema di certificazione che risponda a criteri più oggettivi».

B. C. ha detto...

Un’altra area di criticità è rappresentata, secondo Leali Junior, dalla mancanza di esperienza sul campo che si riscontra tra i giovani, che pure hanno completato il loro percorso scolastico: «Nel nostro settore, però, avere un’esperienza anche pratica del lavoro rimane assolutamente fondamentale: la scuola purtroppo non basta, e la preparazione teorica va integrata con stage o periodi di apprendistato, affinché un percorso di studi possa considerarsi completo e venga raggiunta una sufficiente autonomia nei vari ruoli. È un concetto ben radicato nelle scuole alberghiere estere, che incentivano le esperienze extrascolastiche, mentre la scuola italiana rimane ancora piuttosto lontana dal mondo del lavoro. Tra l’altro, con una struttura come la nostra, saremmo ben contenti se il personale provenisse dal nostro territorio, per limitare l’avvicendamento delle risorse. Crediamo infatti che i rapporti di collaborazione prolungata siano di gran lunga preferibili, soprattutto per alcuni ruoli; per questo, e per nostra cultura aziendale, favoriamo la crescita delle risorse interne, piuttosto che cercare nuovi elementi all’esterno, anche per i ruoli manageriali. A questo proposito è importante riservare adeguata attenzione all’aspetto formativo».
Un elemento, quest’ultimo, che nel caso del Lefay merita un discorso a parte per quanto riguarda la spa. «Noi, in effetti, siamo una spa destination. Dunque, il benessere è il nostro prodotto core: seguiamo il Lefay spa method, elaborato per noi da un comitato scientifico e finalizzato al recupero dell’energia vitale», conclude Leali Junior. «Poiché il metodo è un’esclusiva della nostra struttura, la formazione del personale che lavora nella spa deve essere specifica. Ovviamente, dai terapisti che reclutiamo ci aspettiamo un’adeguata formazione di base, ma questa va integrata con competenze specifiche per il nostro metodo: a questo scopo organizziamo programmi didattici articolati in due sessioni annue di circa un mese, con esperti medici e formatori che supervisionano la corretta trasmissione delle conoscenze necessarie. In questo modo ci assicuriamo che tutti i nostri collaboratori siano adeguatamente preparati, garantendo così un servizio all’altezza della nostra mission aziendale e delle aspettative dei nostri clienti».

sergio cusumano ha detto...

@Luciano

Scusami ma non capisco.

Ieri hai inserito un pezzo a favore dei direttori d'albergo e oggi questo che tanto a favore non è.

Bhe?

Cosa è successo nel frattempo?

Luciano Ardoino ha detto...

@Sergio

Beh, tanto così contro io non ce lo vedo.
E poi non dimenticare che non sputo di certo nel piatto dove mangio e c'ho mangiato.
Dulcis in fundo, il blog è di critiche "costruttive" e in primis cerca il dialogo anche attraverso l'eventuali contestazioni ... che poi è quello che vorrei per dare maggior risalto alla questione.

;-)

sergio cusumano ha detto...

@Luciano

Eh già, e come al solito ......


:-D

Francesco Pedroni ha detto...

E come al solito ha ragione, caro Sergio.

Ma i direttori d'albergo lo capiranno che questo fa parte di un progetto?

?

CptC ha detto...

@Sergio

Ti posso assicurare che dell'opinione degli altri a Luciano non frega niente, ma conoscendolo bene lui è più preoccupato per loro che per quello che possono pensare di lui, perché in conclusione va sempre a finire che aveva ragione.

Di gente come Mr. Ardoino ce n'è una su molte decine di milioni.

Ho detto!

:-D

CptC ha detto...

E se non basta lo posso anche sottoscrivere!!!!!!!

Luciano Ardoino ha detto...

@CptC

Ma dai finiscila un po' che come "quello" li vendono anche alla Upim per pochi soldi.

;-)