sabato 28 maggio 2011

Che fine ha fatto "Italian friends for Japan" (日本のイタリア人の友達) ?

Il Governo Italiano ha timidamente proposto l’invio di una delegazione della Protezione Civile prontamente stoppato dal Primo Ministro Naoto Kan che ha preferito l’aiuto di Paesi geograficamente più vicini ... ma prima di raccontarvi l'accaduto, eccovi un piccolo riassunto delle puntate precedenti, e poi capirete il perchè ho iniziato così, e vale a dire col cortese ma deciso rifiuto d'aiuto sopra menzionato.
L’11 (giorno nefasto) marzo 2011 è la data del terremoto in Giappone, mentre “ben” 34 giorni dopo (poi vi dirò il perché di quel precedente “ben”) si legge questo: “Si chiama Italian friends for Japan (日本のイタリア人の友達) il progetto che vuole mettere a disposizione di mamme e bambini, che ne volessero usufruire, attualmente residenti nelle località interessate dalla fuga radioattiva della centrale di Fukushima, di un periodo di permanenza di 6 mesi in Italia.
E poi: “Italian friends for Japan” offrirà ospitalità in Italia alle famiglie giapponesi più esposte ai rischi, grazie alla collaborazione e al contributo di quanti - imprese, cittadini e altri soggetti pubblici e privati - vorranno offrire tempo, denaro e disponibilità. Gli amici giapponesi saranno ospitati nel nostro Paese nelle strutture alberghiere e ricettive messe a disposizione, in attesa che la situazione in Giappone migliori.
Il Progetto, inizialmente finanziato da Advantage Financial (pres. Francesco Confuorti) che ha già stanziato oltre 100.000 euro, sarà realizzato con le risorse messe a disposizione da quanti offriranno il proprio aiuto per sostenere i costi dell’ospitalità offerta e dei trasporti aerei e terresti.
ENIT coordinerà il sostegno del Governo Italiano e si occuperà dell'organizzazione dell'ospitalità sul territorio nazionale grazie a … segue quindi il bla bla bla di rito con tutti i dati comprensivi di codice Iban, Banca d’appoggio e via cantando.
Nel mentre vengo edotto che Advantage Financial sta realizzando un sito internet dedicato al caso.
E prima d’andare avanti col post, devo obbligatoriamente scrivere che sono molto ma molto ma molto più propenso al sociale fatto che a quello detto, ma probabilmente non tutti la pensano come me.
Comunque sia a questo punto devo chiedere aiuto a Sabrina Fantauzzi che queste cose le segue molto meglio di me e
… non stiamo parlando della solidarietà parolaia, quella sono stati bravi tutti a manifestarla. Stiamo parlando invece di quella concreta, economica grazie alla quale si raccolgono fondi per l’acquisto di generi di prima necessità.
In occasione di gravi calamità naturali, l’Italia è sempre stata in prima linea attraverso i canali  della Rai, di Mediaset, di Sky, e attraverso le pagine dei giornali.
Nel corso di questi ultimi dieci anni, sono state aperte centinaia e centinaia di sottoscrizioni da destinarsi alle popolazioni colpite da terremoti e tsunami. Anche grazie all’impegno di Istituzioni, di enti pubblici e privati, l’Italia è da sempre in prima linea nella promozione della raccolta di fondi economici, di alimenti e farmaci.
Questa volta no. Eppure la catastrofe naturale e la minaccia nucleare hanno sconvolto gli italiani. Ma allora perché questa mancanza di mobilitazione?
Una possibile ragione di questa ‘freddezza’ (apparente?) potrebbe stare nel fatto che quello colpito dal devastante terremoto è un Paese ricco: il Giappone è  una delle potenze economiche mondiali e quindi la gara della solidarietà è meno automatica. Si ritiene ingiustamente che il Paese del Sol Levante sappia farcela da solo.
Eppure… davanti a quei bambini privi di tutto, forse anche dei loro genitori, a quegli anziani avvolti nel cartone e nell’alluminio, a quei giovani con lo sguardo perso nelle rovine, possibile che il dubbio che possano aver bisogno di qualcosa non ci sfiori?
Perché questa paralisi della generosità, anche simbolica? Non una bandiera del Sol Levante è stata esposta nei palazzi istituzionali. Eppure l’immagine di Sakineh è stata affissa per mesi in Campidoglio e su Palazzo Valentini.
Ancora più incredibile, Alemanno, che si è meritato un titolaccio su Dagospia ‘Vergogniamoci per lui’, facendo indignare persino quel cinico di D’Agostino. Il sindaco di Roma è riuscito a speculare sulla tragedia nipponica rilanciando la  leadership di Roma nella competizione per le future olimpiadi.
Eppure…giapponese è uno degli sponsor per il restauro del Colosseo, giapponese l’azienda che ha sponsorizzato il restauro del la Cappella Sistina (e che non si dica che appartiene solo al Vaticano…!), giapponesi sono stati i fondi che il Paese orientale ha stanziato per la ricostruzione dell’Aquila. Giapponesi sono i turisti che arricchiscono le nostre città. Da Roma a Venezia, da Milano a Firenze e Palermo, siamo ormai abituati allo sciame di turisti dagli occhi a mandorla, composti ed educati, spesso facili prede da spennare per ristoratori, taxisti lestofanti.

L’Italia è il Paese più amato dai giapponesi che studiano la nostra lingua, vestono le nostre griffe, mangiano i nostri prodotti di qualità, bevono il nostro vino. Italiani intraprendenti e coraggiosi se ne vanno a Tokyo a cercare fortuna e vita dignitosa, riuscendoci sempre.
Il Governo Italiano timidamente ha proposto l’invio di una delegazione della Protezione Civile prontamente stoppato dal Primo Ministro Naoto Kan che ha preferito l’aiuto di Paesi geograficamente più  vicini. Forse che questa cosa quelli dell’Enit non l’hanno saputo o non l’hanno mai letta? Ma a parte gli americani e i cinesi, giunti quasi subito nello scenario del disastro, anche Paesi europei come la Germania e Svizzera sono arrivati, mentre il Vaticano ha  inviato 150mila dollari per gli aiuti. Niente dall’Italia.
Possibile che un elemento inibitore sia legato all’immagine che il giapponese dà di sé davanti all’ecatombe. Gli italiani sono rimasti sconvolti dalla fierezza e dignità con le quali i giapponesi guardano la loro apocalisse. Tanti piccoli samurai: nessuna scena di panico, di paura o disperazione. Non occhi in lacrime, ma maschere di  autocontrollo. Quell’autocontrollo formatosi in secoli e secoli di disciplina zen e arte marziale, mista a quella doppia dose di shintoismo che li induce a ‘rispettare’ le manifestazioni anche più cruenti della natura, e di confucianesimo nel quale ciascun individuo ha un proprio ruolo all’interno della società nella quale tutto è disciplinato secondo un ordine gerarchico.
Diceva il grande yamatologo, Fosco Maraini: «I giapponesi nascono scintoisti, vivono confuciani, muoiono buddhisti». Il Primo Ministro Kan si è inchinato davanti alla Bandiera nipponica, mentre in Italia c'è chi indossa “immediatamente” il sociale dopo 34 giorni dall’accaduto.
Ma a parte il tempo necessario a questi signori per arrivare al dunque (34 giorni), quanti sono i giapponesi che hanno accettato l’invito dopo altri 45 giorni?
Totale 79 giorni, che fanno qualcosa come quasi tre mesi!
E che fine ha fatto quel sito dedicato al caso (a caso?) che il Signor Francesco Confuorti, presidente di Advantage Financial, aveva a suo tempo menzionato 45 giorni prima?
E se per caso non è arrivato nessuno di quei giapponesi in Italia (qualcuno - io - facilmente se l’immaginava già d’allora), che fine hanno fatto gli eventuali versamenti che in quella data banca e in quel dato Iban che tanto in fretta (34 giorni) hanno (Ministro del Turismo, Matteo Marzotto e Paolo Rubini) indicato, e vale a dire le “palanche” che la brava gente ha provveduto ad inviarne attraverso l’aiuto a loro permesso e dagli altri promesso?
Ah dimenticavo; ma non s’era invero parlato anche di un aggiornamento e news che saranno pubblicate sia negli organi di informazione istituzionali (Rivista, Notiziario mensile) … (???), e perché digitando (日本のイタリア人の友達) che dovrebbe significare “Italian friends for Japan” in lingua giapponese sul web non appare una benemerita mazza?
Chi sa parli adesso o taccia per sempre ... o quasi.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Aveva ragione lei. Michela Vittoria Brambilla (nella foto) incassa l’ok dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato: escludere dall’organizzazione di eventi congressuali gli hotel a cinque stelle può produrre effetti distorsivi del libero mercato. Il ministro del Turismo, che si dice ora «soddisfatta», aveva sottoposto all’Antitrust sia il Codice etico di Assobiomedica sia il codice deontologico di Farmindustria, che contenevano il veto sugli alberghi di lusso. Ma il presidente dell’authority Antonio Catricalà ha fatto notare, assecondando l’iniziativa della Brambilla, perché «così facendo si conferiva un ingiustificato vantaggio competitivo alle strutture di categoria differente».
Gli alberghi della famiglia di Bernabò Bocca non sono forse dei 5 stelle?

Luciano Ardoino ha detto...

La famiglia Bocca dispone di 9 Hotels (5 di 5 stelle e 4 di 4 stelle), credo.
Beh sarebbe abbastanza strano che mente il "buon" Bernabò si lamenta per la tassa del turismo dei Comuni che non è stata ancora discussa con le Regioni minacciando chissà che cosa, dall'altra parte gli vengono omaggiati i congressi dei medici anche nei 5 di 5 stelle.
Improbabile ma ...

Luciano Ardoino ha detto...

Certo che dopo i golf che alcuni attribuiscono ..., ma no, dai!
;-)

Vorrei fare una domanada: ma continuano a vederesi ogni mesetto i due?