venerdì 31 dicembre 2010

Vedi Napoli e poi ... riparti

Mille e più mille volte ho scritto dell’incommensurabile bellezza del Golfo di Napoli, così enorme da non riuscire neanche a stimarne il valore.
E di golfi in giro per il mondo ne ho visti un bel po’.
Ma come spesso capita, chi ha il pane non ha i denti; diciamo un po’ com’è nella mia regione, la Liguria.
Due insenature (Genova e Napoli) che del turismo potrebbero camparci, e camparci anche bene.
Sicuramente hanno problemi diversi (turisticamente parlando), ma sono accomunate da un unico triste destino; il declino.
Era il primo giorno di dicembre e sui quotidiani si leggeva così: “Il Natale a Napoli per gli albergatori si annuncia «drammatico». Numerose le disdette già pervenute alle strutture alberghiere cittadine a cui potrebbero aggiungersene altre. Questa la situazione illustrata durante l’incontro che ha visto protagonisti Federalberghi Napoli, Unione industriali Napoli e Fiavet Campania. Il calo di prenotazioni che le associazioni di categoria hanno registrato già a partire dal mese di ottobre potrebbe, dunque, ulteriormente incrementarsi. Causa principale della flessione turistica nel periodo natalizio, la nuova crisi rifiuti che attanaglia la città. «Se la situazione non migliora - ha detto il presidente di Federalberghi Napoli, Salvatore Naldi - ci aspettiamo altre disdette che si andranno così ad aggiungere a quelle già arrivate».
I TIMORI - Diverse, come raccontato dai rappresentanti di categoria, le telefonate giunte alle strutture alberghiere sia da potenziali clienti che chiedono informazioni sulla situazione in città sia da clienti persi «che - dicono gli albergatori - in seguito alle immagini diffuse preferiscono rinviare la visita a Napoli nei mesi prossimi sperando nella risoluzione del problema». Ma non solo la crisi rifiuti è la causa, individuata dagli albergatori, delle mancate prenotazioni per il Natale.
MANCANO INIZIATIVE - L’assenza di un cartellone, di iniziative, i ritardi nell’allestimento delle luminarie sono tra i fattori citati che danneggiano il turismo.«Non c'è - ha affermato il presidente di Assoristoratori, Massimo Di Porzio - non c’è alcun indicatore in città che ci dica che il Natale è alle porte». Dita puntate contro la Regione e l’assessorato al Turismo. «La Regione - ha affermato Naldi - ha avuto il coraggio di andare alla fiera del turismo di Rimini a illustrare e vendere un prodotto Napoli per il Natale che poi non è stato messo in campo e ciò, inevitabilmente, causa a noi imprenditori del settore problemi con i tour operator e con la clientela scoraggiata a tornare in futuro non vedendo quanto si aspettava in città».
A questo punto è d’obbligo attenderci qualche ripresa nel poco tempo a disposizione, qualche cosa che… e arriva il 30 Dicembre 2010, dove:
“Albergatori e ristoratori sono concordi nel definire il 2010 l’annus horribilis del turismo a Napoli a causa dell’emergenza rifiuti. In totale, vi è un calo del 10 per cento nelle prenotazioni alberghiere rispetto al 2009 (le camere risultano occupate al 54%) e le disdette sono in aumento. Migliaia di persone atterrano all’aeroporto di Capodichino, ma i dati di Federalberghi Napoli testimoniano che i turisti non si fermano in città, ma sono di passaggio per altre mete. E dopo un lungo tira e molla, questa mattina è giunto un annuncio secondo cui si svolgeranno regolarmente i festeggiamenti in piazza del Plebiscito, come confermato dal presidente dell’Ente provinciale per il turismo di Napoli, Adele Corvino.”
Beh, già che c’erano potevano aspettare l’anno nuovo per darne notizia!
A quei tempi scrissi che non si può vendere un prodotto senza prima “pulirlo” (ved. depuratori, spazzatura, eccetera eccetera), ma loro, i “professoroni” di un tanto al chilo o al minuto, decisero diversamente, e i risultati sono quelli che avete appena letto sopra.
Vendere Napoli è di una facilità assoluta (chi nel mondo non conosce questa città) e c’è da fare una sola cosa: pulirla e insegnargli a mantenerla.
Perché i napoletani, nell’auto vendersi, sono i campioni del mondo.
E se soltanto quei soldi per pubblicizzare il Golfo di Napoli si fossero spesi per ripulirla e … ma vai a dirglielo a ‘sti qua.
Perchè cosa credi che ci ascoltino (?), e vedrai che alla fine la colpa è sempre degli altri; vero Brambilla?

giovedì 30 dicembre 2010

Esplode il caso Brambilla.

Il ministro, sotto inchiesta per “danno erariale”, attacca Il “Fatto” per aver dato conto della sua gestione delle nomine nel ministero e negli enti che da questo dipendono. Curioso.
In qualsiasi paese del mondo un ministro che sotto il suo mandato  vede il fidanzato approdare alla guida di un ente da lui controllato chiede scusa, si dimette o perlomeno esibisce il proprio imbarazzo.
In qualsiasi paese del mondo, un ministro che nomina alla guida della “struttura di missione per il rilancio dell’Italia all’estero ” un drappello di amici, ex dipendenti, ex datori di lavoro, la maggior parte provenienti da un organo di partito (questo giornale l’ha definito con efficacia “ufficio di collocamento  Brambilla”) chiede scusa o rimette il mandato.
E persino in questa Italia, il ministro Michela Vittoria Brambilla, all’inizio si era presumibilmente vergognata, o contava di ridurre il danno limitando la diffusione mediatica  della notizia.
Però poi qualcosa cambia.
Dopo una risposta pubblica di Silvio Berlusconi che – interrogato sull’ascesa al ruolo di commissario Aci del suo fidanzato Eros Maggioni – nella conferenza  stampa di fine anno la scaricava (“Sono casi spiacevoli: quando lei prende cento persone non può pretendere che ci siano cento santi…”), la Brambilla annunciava causa civile contro  questo giornale.
Questa risposta del Cavaliere deve essere costata a Berlusconi qualche scudisciata, se è vero che dopo 4 ore il premier, sempre sensibile alle richieste della “ministra salmonata”, ritratta con una nota  ufficiale (“Le indicazioni esposte sono frutto di mere illazioni e personali supposizioni”).
E così, dopo due articoli del nostro quotidiano, dopo un delizioso capitoletto nel libro-inchiesta Tengo Famiglia (Aliberti), pubblicato due settimane fa dal giornalista di Panorama Carlo Puca (“Brambilla, la donna dell’Eros”), dopo una puntata di Report, e dopo  l’avvio di una indagine della Corte dei conti, la Brambilla annuncia una “simbolica” richiesta di risarcimento (“solo” tre milioni di euro…) contro Il Fatto.
Ne avevano scritto in molti. La nostra colpa?
Raccontare per primi queste storie, e le altre che danno l’idea del Brambilla style: a partire dall’uso di elicotteri di Stato (anche per accorrere ad appuntamenti di partito) e atterrare in una area non adeguatamente attrezzata (con relativo dispiego di mezzi di soccorso pagati dal contribuente) pur di consentire al ministro di arrivare vicina a casetta.
La nostra colpa è aver chiesto conto al premier dell’elezione di Maggioni. Avvenuta in condizioni rocambolesche, visto che il commissario nominato all’Aci dalla ministra – Bruno Ermolli -  aveva escluso per vizi formali la lista concorrente a quella del signor Maggioni (e sua) consentendole di gareggiare da sola e vincere per assenza di concorrenti (e dispiace).
Jacopo Bini Smaghi, leader della lista esclusa, fa ricorso al Tar e si rivolge alle procure, ma intanto Maggioni (professione odontotecnico) resta nel Cda. Nel 2007 Michela disse: “Guadagno più di lui, ma sto ben attenta a non farne un campo di potere nella coppia”. Chissà oggi.
Quanto alla struttura di missione, la domanda non è arbitraria, visto che, come ha scritto Il Sole 24 Ore, “si ipotizza un danno erariale”.
“La Procura del Lazio della Corte dei conti, guidata da Pasquale Iannantuono – scrive Il Sole – ha aperto l’istruttoria a seguito di notizie di stampa secondo cui oltre una decina di persone assunte presso il ministero come consulenti per il rilancio dell’immagine dell’Italia svolgerebbero attività di partito”.
Infine, visto che alla comicità involontaria non c’è limite, la ministra ha solennemente annunciato che si sarebbe fatta difendere dall’Avvocatura di Stato, ravvisando negli articoli de Il Fatto un  danno per il ministero. Particolare grottesco, ma rivelatore: l’assunzione di una pattuglia di fedelissimi, e l’incredibile vicenda del  compagno che approda al vertice della più importante sezione Aci d’Italia (Milano gestisce il business del gran premio di Monza, 50 milioni di euro), se provato, va considerato un danno della ministra all’immagine dello Stato.
Non certo un danno causato da chi scrive la notizia allo Stato.
Ma la Brambilla non deve avere chiaro il concetto di distinzione fra pubblico e privato.
E così per difendere se stessa le viene istintivo pagare le spese legali con i soldi dei cittadini.
Mica male per chi dichiarava spavalda: “Sono una che vive del suo. E a differenza degli altri politici, non ho chi mi paga la pagnotta. Sono libera, dico e faccio quel che voglio, lo ammetto: non dover accontentare nessuno è il mio lusso”.
Alla struttura di missione la Brambilla ha collocato Giorgio Medail, l’uomo che l’aveva assunta a Mediaset nel lontano 1989.
E che lei stessa aveva collocato alla guida di una sua impresa (fallimentare) l’indimenticata “Tv delle libertà”.
Uno stile di governo che ieri ha ispirato a una senatrice del Pd, Roberta Pinotti, una sacrosanta interrogazione: “A quale titolo viene utilizzata l’Avvocatura dello Stato per un contenzioso che riguarda un personaggio politico?”.
Già, persino i vecchi democristianoni dei tempi d’oro, avevano un loro stile. Aggiunge la senatrice Pinotti: “Si tratta di una vicenda del tutto privata nella quale il ministro è accusato di aver concesso consulenze tramite il ministero del Turismo a persone che invece lavoravano per la televisione del Pdl. Di questo la stampa ha dato conto e se il ministro Brambilla ritiene di essere stata personalmente diffamata, nulla le impedisce di aprire un contenzioso affidandosi a un avvocato che l’assista. Ciò che non può fare è rivolgersi all’Avvocatura giustificando questo comportamento di protervia come lesa maestà all’immagine del ministero”.
Una contraddizione chiara agli stessi dirigenti del ministero.
Il giorno dopo il primo comunicato, il capo di gabinetto, Claudio Varrone, era costretto a correggere il tiro: “L’azione non è volta a tutelare l’immagine del ministro ma quella delle strutture ministeriali”. Ovvero.
Un conto è l’immagine del ministro, un altro quella del ministero, e solo per queste (secondo la seconda versione) interverrebbe l’Avvocatura.
La Brambilla, che a chi scrive era persino simpatica, disse di Dell’Utri e Tremonti: “Sono come le mestruazioni. All’inizio fanno male, poi, passano”. Lei invece resta. Per ora. Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

mercoledì 29 dicembre 2010

Il destagionalizzatore cù fu?

E per finire in bellezza l’anno 2010 mi sono tenuto in serbo, gelosamente custodita, la “chicca”, o se preferite la “ciliegina sulla torta” annuale del turismo.
Quella offertaci da Paolo Rubini, il General manager dell’Enit.
E questa è: Il Destagionalizzatore.
Che non è, come potrebbe sembrare ad un primo parziale esame del nome, un telefilm comico o una commedia all’italiana, no.
Se eventualmente farà ridere e ci renderà le giornate gioiose e allegre, lo vedremo dopo, quando uscirà.
Il Destagionalizzatore - spiega il Direttore Generale, Paolo Rubini – è il Progetto innovativo che l'Agenzia mette a disposizione delle Regioni e degli operatori. Si tratta di uno strumento di supporto all’attività di promozione e marketing che focalizzando il trend dell' outbound da 22 Paesi, i target della domanda estera, i prodotti richiesti in ogni mese dell'anno, le Regioni che annoverano tali prodotti nella propria offerta, permette in tempo reale una programmazione strategica in ogni periodo dell’anno, riducendo di fatto la stagionalità.”
Il Paolo Rubini, che probabilmente deve gran parte della sua blanda “fama” a queste pagine del blog, che alcune volte ne hanno descritto il modus operandi non proprio … vabbeh!
Infatti ancor oggi, anche da parte di chi lavora nel turismo, giungono dei commenti che disconoscono il chi sia, il che cosa faccia e il come mai sia finito lì; ma questa è un’altra storia.
Io per primo non sono ancora riuscito a capirlo, o forse si.
Comunque, ciance a parte, sarà un software dedicato soprattutto alle  Regioni allo scopo di far combaciare con la domanda estera le offerte territoriali mese per mese, quelle delle infrastrutture e dei collegamenti.  Questo sistema, attraverso l’evidenziazione di eventuali carenze rispetto alla richiesta turistica, potrebbe servire da stimolo a colmare le lacune e posizionarsi meglio sul mercato.
Ma vediamo cos’è o cosa potrà essere.
Alcuni Paesi usano già da tempo dei logaritmi per misurare la destagionalizzazione (Seasonally adjusted) dell’occupazione lavorativa nel turismo (ved. Canada), mentre Christine Lim e Michael McAleer, del Department of Economics e del University of Western Australia, addirittura dal 1975 si sono occupati della cosa con Monthly Variations in Seasonally Adjusted and Unadjusted Intenational Tourism to Australia.
Lo Stesso Hylleberg dell’Università di Oxford, nel ’92 si era impegnato con Modelling Seasonality alla destagionalizzazione, e così pure molti altri.
Ora, è chiaro che per avere il target ed il trend, si debba per forza inserire lo “storico”.
Insomma, tutti quei dati che poi dovrebbero dare i parametri della programmazione strategica futura.
Ma c’è un però, e vale a dire l’outbound di quei 22 Paesi che non rispecchia "mai" la realtà (ved. qui), comportando quindi l’impossibilità a determinare la “vera” domanda estera.
Quindi quale risultato certo si potrà avere se inseriamo degli "storici" che sembrano bufale; la mozzarella famosa?
E’ anche vero che molte nazioni s’inventano dati e statistiche per apparire migliori di altre, nonché per far vedere ai propri elettori che loro sono bravi.
Cambiarli a proprio piacimento è di una facilità disarmante che anche un bimbo riuscirebbe a farlo.
E la richiesta dei movimenti turistici ai T. O. (alcuni) non da certo il risultato esatto come vuol fare intendere il Marzotto, quindi non resta che produrci da soli questi inbound con una precisione certosina, attraverso … ma questo l’ho già detto più volte.
E: “… i prodotti richiesti in ogni mese dell'anno, le Regioni che annoverano tali prodotti nella propria offerta, permette in tempo reale una programmazione strategica in ogni periodo dell’anno, riducendo di fatto la stagionalità.”, cosa vuol dire?
Riassumendo, ci sarà da ridere … credo, mentre chi lavora in questo settore, con questi quì, probabilmente continua a piangere.

martedì 28 dicembre 2010

A Venezia "anche" l'acqua alta affonda il turismo

Venezia piange, e non solo per le acque alte che hanno scandito i giorni delle feste. Il flop riguarda soprattutto i primi bilanci turistici, il cui segno negativo si profila doppio rispetto alla media nazionale.
Se Federalberghi ha infatti stimato tra Natale e Capodanno un calo di ospiti del 5-7% sullo scorso anno, la città lagunare se la passa molto peggio. "Le prenotazioni sono in caduta libera - spiega il presidente degli albergatori veneziani Vittorio Bonacini - e segnano flessioni sino al 15%". Colpa delle condizioni climatiche non favorevoli, con pioggia e freddo pressoché costanti da giorni, ma soprattutto delle acque alte che hanno flagellato la città.
E se il caffè-ristorante Quadri di Piazza San Marco depone le armi, cedendo l'attività ed il blasone dopo i conti in rosso causati dalle troppe chiusure negli anni per alta marea, in molti alberghi di categoria medio-bassa numerose camere restano desolatamente vuote in questi giorni di festa. "L'acqua alta c'entra fino ad un certo punto - puntualizza Bonacini - Quella che è mancata è un'informazione corretta: bisogna far capire agli italiani una volta per tutte che se c'è un'alta marea di 1 metro e 40, in strada vi sono solo 40 centimetri di acqua e per non più di due ore e mezzo nell'arco della giornata".
A disertare le calli della città sono stati soprattutto i turisti italiani, piegati dalle ragioni del portafoglio alla scelta vacanze meno costose. "In molti hanno preferito a noi la montagna dolomitica - ammette il presidente dell'Ava - che ha saputo sfruttare nei ponti festivi l'appeal delle piste già perfettamente innevate".
Problemi di bilanci familiari, dunque, ma anche di motivazioni al soggiorno, soprattutto a San Silvestro. "In queste occasioni Venezia dovrebbe essere palpitante ed esplodere di cultura e di eventi di grande richiamo - accusa - invece non è così. Si dovrebbe fare di più". Bonacini punta l'indice contro l'amministrazione comunale e la sua politica culturale di eventi. "È chiaro che se organizzi l'Heineken Jammin' Festival hai un certo tipo di turisti - rincara - mentre se si organizzasse finalmente una stagione sinfonica sull'esempio di Salisburgo se ne avrebbero degli altri".
A dare una sponda alle idee degli albergatori è il Soprintendente ai musei Vittorio Sgarbi, che per tirare la volata di San Silvestro annuncia un menu culturale fatto di visite guidate, conferenze ed aperture notturne a far da perno alla mostra su di Hieronymus Bosch inaugurata a Palazzo Grimani. Non convince gli albergatori lagunari neppure l'ipotesi di introdurre un ticket di ingresso in città sull'esempio di Roma e Firenze. "Sono lampi a ciel sereno, un'ipotesi arcaica - attacca Bonacini riferendosi alla disponibilità di massima al progetto del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni - al di fuori di ogni logica". Un'ulteriore tassa per chi visita la città sarebbe davvero troppo. "Se vediamo cosa i nostri ospiti pagano quando arrivano da noi, ci rendiamo conto che è già tutto un ticket - sostiene il presidente degli Albergatori - dalla ztl di 400 euro per ogni pullman che giunge in città ai 6 euro per il biglietto del vaporetto". E in ogni caso a pagare non dovrebbero essere i soliti noti, ovvero gli albergatori. "È il caso che comincino ad essere coinvolti tutti quelli che vivono di turismo - conclude Bonacini - ovvero porto, aeroporto, taxi, gondolieri e bar".
Da il Giornale sul turismo
Venezia turistica è a rischio involuzione. Un'allarme che arriva da un meeting organizzato nella città lagunare, proprio per studiare le contromosse alla tendenza negativa. Uno scenario non propriamente roseo quello che attende la città, se non si cambierà marcia, anche se "la Serenissima non ha bisogno di più visitatori - afferma Marta Locatelli, presidente di Venezia Progetta, associazione organizzatrice dell'incontro -, ma di un turismo educato alla realtà veneziana e che si allontani dallo schema ‘mordi e fuggi'". Roberto Panciera, assessore comunale al Turismo, sottolinea: "Per troppo tempo il turismo è stato lasciato al proprio destino, al grido del ‘tanto la città si vende da sola', non curandosi di creare una gestione che portasse nuove risorse per ulteriore ricchezza". Un errore al quale l'amministrazione vuole porre rimedio. "È necessario - aggiunge l'assessore - aprire tavoli di concertazione con tutti gli attori del settore per avere una ricaduta positiva per la città".
Un concetto ripreso da Michele Tamma, docente alla Ca'Foscari: "Venezia ha molti punti di forza, ma serve cambiare ritmo: il turismo si evolve e oggi sono i sistemi turistici a dirigere il movimento, non il singolo". Tre gli assi suggeriti da Tamma: integrazione tra cultura e turismo, sviluppo e governo del sistema e cooperazione. Il tutto sfruttando le opportunità informatiche". La ricetta sembra dunque portare a un concorso tra pubblico e privato. "Dove però - rileva Claudio Scarpa, direttore dell'Associazione albergatori -, l'amministrazione deve limitarsi a programmare i vari passi da fare. La promozione sinora è assolutamente sporadica e gli stessi siti degli hotel promuovono il proprio orticello, ma non la destinazione. Così il web non aiuta".
Ma non vi sono dubbi che internet sia una strada da utilizzare, con finestre online sui siti dei principali distributori come Tripadvisor o delle Olta come Expedia, inserendo anche una presenza maggiore nei social network.
Di Mario D'Arrigo

Dopo questi due articoli estrapolati dal web e dalle dichiarazioni degli interessati ... io ?
Beh, io sto zitto ch'è meglio per la mia salute e per il mio fegato.

lunedì 27 dicembre 2010

Oggi quì, domani là ... ieri si, poi forse no. All'Enit chi lo sa?

Ma ‘a sustanza addo' stà?
E’ vero, nel turismo (i pigia o acciacca bottoni) affondano nelle loro conclusioni, e sono confusioni gravi.
Conclusioni e confusioni che non ti fanno mai capire dove stia la verità e quale sia il vero piano di produttività; se mai ci fosse.
Poi anche quest’ultimo chiuderà tra non molto (2011) per mancanza di fondi.
Ma cos’è una ripicca al Tremonti?
E il turismo non è forse una della maggiori fonti d’entrate del nostro Paese?
A nessun imprenditore verrebbe in mente di licenziare il suo rappresentante sulla piazza d’affari dei suoi  migliori clienti. I migliori clienti, si, perché la Baviera non è l’ex DDR. La Baviera è il Bundesland più ricco della Germania.
Un vero e proprio stato nello stato.  
Il Bundesland da dove partono i turisti con i soldi e non quelli diretti da qualche parte d’Italia con 35/50 Euro a disposizione per la pensione completa. La Baviera è il Land con un uno dei maggiori volumi d’affari dall’Italia e verso l’Italia.
Con la chiusura dell’Enit viene lanciato inevitabilmente  un messaggio di offensivo disinteresse e d’incuria dei rapporti verso un partner che invece andrebbe trattato con tutti i riguardi.
Ma andate a Monaco di Baviera, andate a visitare l’Istituto spagnolo Cervantes, andate a cercare gli istituti americani o gli enti gestiti da Paesi arabi per capire qual è l’importanza che l’estero dedica alla capitale bavarese.
E noi?
Noi risparmiamo.
Noi risparmiamo (?) vabbeh, lasciamo perdere, ma viene spontaneo il ricordo di quel film in cui Totò candidamente afferma che il suo cavallo era  morto, proprio ora che gli aveva tolto l’abitudine di mangiare.
Addio caro Enit di Monaco di Baviera. Te lo puoi scordare che qualche interlocutore bavarese importante ti segua a Francoforte sul Meno. I clienti importanti sono abituati ad essere seguiti. Questo lo sanno tutti, tutti ad eccezione di chi gestisce la nostra presenza all’estero.
E pensare che non più di pochi giorni fa Matteo Marzotto, il presidente dell’Enit, si è risentito per la chiusura degli APT in Toscana.
Per non parlare delle dichiarazioni della Brambilla solo l’11 maggio scorso, dove: “…nella prima giornata della ITB, l'Internationale Tourismous Boerse di Berlino, ovvero la più grande fiera turistica a livello tedesco ed internazionale, sosteneva che la Germania rappresentava il primo mercato di incoming dell'industria turistica italiana, con quasi nove milioni di arrivi di turisti tedeschi ogni anno nel nostro paese, più di 46 milioni di presenze e un fatturato complessivo di circa sei miliardi di euro. Un patrimonio fidelizzato negli anni, un primato che l'on. Brambilla ha sottolineato in occasione dei numerosi incontri tenuti in Fiera, rilanciando una politica turistica che guarda alla Germania prima di tutto come ad un partner importante e con il quale lavorare per rafforzare ulteriormente la cooperazione”.
E dove successivamente ebbe un colloquio con l'incaricato del Governo Federale per il Turismo, on. Ernst Hinsken, nel corso del quale furono affrontati i temi prioritari, utili a rafforzare l'interscambio di flussi turistici.
Mentre il GM dell’Enit, Paolo Rubini, così esordiva:” Negli anni abbiamo costruito un ottimo rapporto con i T.O. e gli agenti di viaggio tedeschi, che intelligentemente ampliano sempre di più i cataloghi dedicati all'Italia, sia aumentando l'offerta delle destinazioni tradizionali, sia recentemente, inserendo anche nuove e stimolanti destinazioni turistiche italiane con anche un interessante rapporto qualità/prezzo…il Governo italiano, attraverso il Ministro del Turismo, on. Michela Brambilla, in questi primi mesi di attività, ha deciso di intraprendere numerose azioni per la tutela questo settore che è di vitale importanza per la nostra economia e per la nostra immagine internazionale.”
Ma decchè se la chiudete?
Mentre se vado a leggere l’interrogazione parlamentare effettuata in merito dalla Senatrice Manuela Granaiola del PD, noto che questa non è un granchè professionale poichè non è neanche menzionata la richiesta dei ricavi al dettaglio della sede tedesca e le altre in sentore di chiusura, i costi,  il modus operandi, il virtuale se sarà sostitutivo, lo spostamento o futuro impiego del personale, eccetera eccetera ... nonchè la comparazione (monetaria, di locazione e numerico lavorativa) con le prossime aperture internazionali (Cina, India, Brasile...) che faranno sicuramente parte della risposta.
E che "forse" spiazzeranno di conseguenza l'interrogazione.
Quindi si evince ancor di più che se Sparta piange Atene di certo non ride (almeno non dovrebbe); mentre agli operatori non resta che disperarsi.
La Granaiola che è un ex dirigente dell'Inps, nel Senato è:
Membro della 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo)
Membro della Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi
Membro della Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito
Ma che c'azzecca l'Inps con queste Commissioni?
E i pigia e acciacca bottoni, in quelle stanze del buon e felice comando, schiacciano e alzano il medesimo “pulsante” in gran quantità … un pò si e un pò no; un pò su e un pò giù ... che alla fine si rompe.
Proprio come quelli di molti.

domenica 26 dicembre 2010

La "scimmia" delle tasse sul turismo

Il premier Silvio Berlusconi dice sì alla tassa di soggiorno nelle tre grandi città d'arte italiane. "Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, - ha detto nel corso della registrazione di Matrix - è venuto da me e mi ha chiesto di incontrarmi per un problema che riguarda la sua città e che probabilmente posso risolvere: tassare con un euro al giorno i turisti, cosa che esiste già a Roma e quindi credo che sia assolutamente logico farlo per Firenze e Venezia".
… Silvio Berlusconi intervenuto durante l'assemblea di Federalberghi, in merito all'applicazione della tassa di soggiorno ha ribadito che «Non sarà lasciato nulla di intentato e la tassa, dell'entità da definire, sarà decisa solo dopo aver parlato con voi, categoria degli albergatori e non dovrà essere "copiata" da nessun altro comune, perché Roma ha questo triste primato di spese».
Naturalmente evito ogni commento e ognuno pensi quello che vuole, ma la Michela Brambilla che cosa ne dice?
Niente, per carità, non sia mai detto che almeno per una volta fare possa fare una dichiarazione coi fiocchi e controfiocchi; anzi, manco ‘no spago.
E pensare che non appena questa trovata venne accennata dal Sindaco di Roma Alemanno e dal suo vice Cutrufo, la “Sciura” esordì così: “Una tassa iniqua e pericolosa per un settore in ripresa (?), si taglino invece gli sprechi … bla bla bla e bla bla bla”.
Gli sprechi?
Mentre la tassa iniqua e pericolosa diventa probabilmente utile e consigliabile non appena il suo “capo” decide così.
Beh, senza tanti “finti” o “esagerati” proclami, da queste pagine s’è sempre detto da anni che la tassa è tranquillamente fattibile (non esagerando) per tre città italiane; Roma, Firenze e Venezia ... ecchecevoleva a capirlo?
Ma per piacere, non proponetela per tutta l’Italia come ha recentemente detto il Presidente della Fiavet Lazio, Andrea Costanzo, perché l’idea è scandalosa, come "indecente" è la sua causale.
E' farina del suo sacco o qualcuno/a l'avrà consigliato ?

sabato 25 dicembre 2010

Quando nacque Gesù, a Betlemme, le prime file erano riservate ?

E chissà se quando avvenne l'adorazione dei pastori che, avvertiti da un angelo, essi si siano dovuti mettere nelle file susseguenti per potergli rendere omaggio?
Lasciandovi in questo dilemma che tanto amletico o machiavellico non è, vi vorrei raccontare di ieri sera, la notte del 24 dicembre 2010 alla …
Ma dai, seguitemi un po’.
Abito in S. Lorenzo già da tempo e con mia moglie s’è deciso di andare alla messa di Natale nella Cattedrale della zona; quella appunto di S. Lorenzo che dista circa 20/30 metri da casa mia e che è la sede della Curia di Genova, la mia bella e adorata città; ma ahimè, mal gestita.
Ma questa è un’altra storia.
Dicevo, quale miglior occasione per poter seguire “da vicino” una funzione religiosa celebrata da Angelo Bagnasco, l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei.
Solo che eravamo in netto anticipo e i pochi presenti, 100/120 prs., in un contesto così grande appaiono più come un albero non sempreverde nei mesi invernali, ci avvicinammo alle prime file (al tempo molti posti erano ancora liberi), ma venni “stoppato” da un signore con un perentorio: “No, qui non si può, questi posti sono riservati per altri”.
Beh, che male c'è, subito pensai, se nel caso fossero “riservati” alle alte cariche ecclesiastiche, quindi più vicine a Dio e pertanto meritorie; d’altronde è pur sempre la loro casa, no?
E invece, dei presenti nelle “file d’elite”, nessuno portava vesti sacerdotali o abiti talari, ma gli alcuni che c’erano avevano quelli borghesi.
Che siano in incognito?
Dai, non scherziamo.
Comunque tento un: “Ma io abito qui a 30 passi; siffatta è la chiesa che mi ha visto addirittura prendere la prima comunione, e questa è la messa di Natale (quella del bambin Gesù che è nato in povertà in una stalla; mica una parata dei notabili della città che provengono da altre zone. Sono forse i Re Magi? Ma non ce l’hanno la loro chiesa?”.
Risposta: “Anch’io sono di via S. Lorenzo e come vede sono in piedi qua a fare il servizio d’ordine”.
Il che è come chiedere l’ora a qualcuno e sentirsi rispondere; domani piove!
Sorrido, giro i tacchi e quatto quatto mi avvicino all’uscita.
Poi, prima di lasciare quel luogo che credevo “il più giusto”, l’ovvio inchino a Dio e alla Madonna, il segno della croce e ... ciao ciao, buonanotte al secchio.
E mentre cammino per raggiungere casa, tra un’Ave Maria e un Pater Nostro per ricuperarmi il maltolto di prima, penso che non avrei mai voluto che mi si prenotassero i primi posti in chiesa in un'occasione così, e mi convinco che io so io e quelli non sono .. ….. proprio l'opposto di come invece m'appariva ad un primo esame.
Perché non saranno certo quei posti in prima fila a dar loro il Paradiso eterno, anzi.
Poi ho pensato alle funzioni di San Padre Pio e a quelle della Beata Madre Teresa di Calcutta avvenute tra i fedeli senza distinzioni classiste e … scusa Gesù, noi ieri sera non s’era presenti ma ti pensiamo sempre … si, però dagli ultimi posti se c’è concesso; se no di fuori.
Ma a noi va bene lo stesso.

venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale

E’ Natale e a Natale siamo tutti più buoni, o almeno dovremmo, ma invece proprio non mi riesce di farmi contagiare dal buonismo imperversante.
Infatti a quelli che amministrano il turismo e che sono utili e simpatici come la sabbia nel costume, e che mi stanno sui maroni il 25 di dicembre, esattamente come il 15 di agosto e via cantando almeno auguro loro di strozzarsi un pochettino con il panettone…e che non ci sia in giro neanche un goccio di qualsiasi liquido per deglutirlo.
Però l’augurio più sentito che mi sento di rivolger loro, che poi praticamente è il nostro benessere generale, è che si vedano finalmente i risultati, e vale a dire quei “famosi” numeri positivi a due cifre (ma non si vedono neanche quelli a una cifra), così tanto reclamizzati ma mai visti.
Per non parlare di quel raddoppio dell’incidenza turistica nel Pil nazionale.
Comunque ci provo; tanti auguri alla Michela Brambilla, a Matteo Marzotto, a Paolo Rubini, a Luca Moschini e a tutti quelli che sovente sono stati citati e criticati (costruttivamente) nel blog, nella speranza di poter scrivere e dire bene di loro.
Tanti e tanti auguri a chi con quelli sopradetti ci lavora in quel dicastero turistico, perché non dev’essere per niente facile il dover cambiare (forse) direttiva in ogni momento e l'averci a che fare.
Ma soprattutto tanti e ritanti auguri a chi qui ci scrive e a coloro che in silenzio e giornalmente mi/ci leggono.
Insomma, auguri sentiti anche a "loro", ma poche balle e un po’ meno di presunzione perché ... aiuta!

giovedì 23 dicembre 2010

La Brambilla tra le figure abbastanza grigie

Piero Ostellino è molte cose.
Un giornalista, un politologo, un ex direttore del Corriere della Sera … ma soprattutto è un liberale, e per sua stessa definizione; un liberale scomodo.
E credo proprio nella stessa misura di come mi sento anch’io.
Minoritari in un Paese totalmente privo di cultura liberale, e quindi “malmenati” sia a destra che a sinistra.
Ma si sopravvive anche così.
Perché vi parlo di Piero e cosa centra Ostellino con il turismo?
Niente, proprio un bel niente, solo che ha avuto, oggi come allora (e vale a dire quando lo leggevo più assiduamente), la definizione più logica che abbia letto negli ultimi tempi in merito ad alcuni ministri di questo Governo (non tutti), come FIGURE ABBASTANZA GRIGIE!!!
Un momento, non m’intendo di politica né tantomeno sono in grado di giudicare dei settori che non conosco, ma credo che per quanto riguarda la persona che amministra il turismo (la Michela Brambilla), di meglio non c’è per spiegarla.
Ma vediamone un altro perché.
La Brambilla: “Secondo i dati dell’Osservatorio del Turismo, il trend per novembre è in crescita e ci sono previsioni positive per dicembre. 6 milioni di presenze nel mese scorso rispetto ai 4,9 dello stesso mese nel 2009….La spesa procapite in Italia e’ prevista superiore ai 447 euro contro i 410 euro del 2009.” 
Ma subito dopo: “Le vacanze natalizie non saranno caratterizzate da quello sprint che ci saremmo aspettati, commenta il presidente di Federalberghi-Confturismo, Bernabò Bocca, alla lettura dei risultati di una indagine previsionale sulle vacanze di Natale e Capodanno, realizzata dalla federazione con l'istituto Emg Ricerche. «Il calo di italiani in vacanza a Natale e Capodanno - prosegue Bocca - il calo del giro d’affari e l’incremento a due cifre di italiani che non faranno nemmeno un pernottamento fuori casa per motivi economici, rappresentano segnali preoccupanti. Dai nostri dati, infatti, emerge come le prossime festività saranno caratterizzate da una flessione del 5% (da quasi 10 a 9,4 milioni) di connazionali che tra Natale e Capodanno sceglieranno qualche località turistica e da un aumento (da 18 milioni a quasi 20 milioni) di connazionali che non potranno permettersi nemmeno un pernottamento fuori casa per dichiarati problemi economici. L'indagine è stata effettuata dal 13 al 17 dicembre tra 3 mila persone maggiorenni. Il giro d’affari ammonterà a circa 5,1 miliardi di euro (-3,5%).  

Beh, che dire; che lo “sprint” forse lo prevedevano solo il Bocca e la Sciura ministra, e che non si riesce a capire il come mai le ricerche di un Istituto non siano mai conformi a quelle emesse da un altro.
Capisco quando si tratti di “politicizzare” quelle che riguardano le votazioni politiche dei cittadini italiani, ma che si arrivi a “politicizzare” anche quelle del turismo…
Ma come (?) per la Brambilla (Ont) sono in aumento e per il Bocca (Emg) in decremento?
Vabbeh, tutto normale, e a noi non resta altro che prendere atto di quelle “figure abbastanza grigie”.
Forse inutili e fors’anche dannose?

mercoledì 22 dicembre 2010

Cristina Scaletti e, ahitutti, la fine delle APT in Toscana.

In una lettera aperta ai presidenti e agli assessori al turismo delle Provincie toscane, l'assessore regionale al turismo, Cristina Scaletti, ha spiegato le motivazioni della chiusura delle APT e il nuovo sistema di promozione del turismo toscano.
"La scelta di sciogliere le APT è stata fatta - scrive la Scaletti - ce lo impongono il mercato turistico e le oggettive condizioni della finanza pubblica".
I tagli alla Regione, per i trasferimenti, sono quantificabili in 360 milioni di euro.
Per la gestione della promozione verrà organizzato un tavolo tecnico con ruoli di rilievo per le province ed è stato stabilito un aumento da 2 a 3,3 milioni di euro del budget a disposizione di Toscana Promozione.
Il web sarà, nelle intenzioni della Scaletti, la via privilegiata per una strategia promozionale legata al nuovo profilo del viaggiatore.
Beh, tanti auguri Cristina Scaletti, forse una più attenta disamina e un miglior controllo sul lavoro delle APT avrebbe prodotto qualcosa di più.
Che per quel poco che conta o può contare la mia opinione “restano” e sarebbero restati molto utili per la promozione turistica locale, ma, come si dice; se sa da fare che si faccia.
E questa volta spero proprio d’avere torto.
E lo spero talmente tanto, che se per caso non dovesse andare come la Scaletti ha programmato, mai e poi mai scriverò: “Ma io l’avevo detto”.
No, al massimo lo dico che è stata una grossa str…anezza.

  

martedì 21 dicembre 2010

Su Matteo Marzotto un dubbio amletico mi assalì, o mi assalse, o mi assolse o ...

E’ così che il presidente dell’Enit Matteo Marzotto “taglia” gli eventuali critici che se la sono “presa” con lui e i suoi collaboratori più stretti, negli ultimi tempi.
Ora, come già detto, non so se anche “Tutto sbagliato tutto da rifare” (ma credo proprio di si) col suo amministratore (e con gli amici del blog), rientrino tra le persone assolutamente non qualificate per criticarlo, e la cosa, nel qual caso fosse, mi lascia alquanto boh (?); ma neanche poi troppo se “peso” l’esperienza turistica di chi l’ha detto, nonché dei suoi risultati finora ottenuti.
E sia ben chiaro ch'io credo ai miei di dati e non certo a quelli che vogliono farmi credere o "bere".
Sono altresì convinto che si possa far molto di meglio in quell’ente, e nessuno di “quelli” mi può dire (credibilmente) l’opposto.
Il buon Albert Einstein sosteneva che la teoria è quando si sa tutto e niente funziona, mentre la pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché.
Ma probabilmente questo concetto è troppo grande per tanta gente.
In poche parole, il Marzotto, che per me nel turismo ha cominciato “domani”, non mi da assolutamente la qualifica per criticarlo nonostante siano oltre 40 e più gli anni che nell'ambito ci "giro", né tantomeno mi concede la possibilità di controllare se quello che dice, è vero.
Mah?
E quando il Marzotto cadde in questa evidente contraddizione, tra l’altro, elencò dei dati sulle presenze turistiche (outbound) straniere verso l’Italia, ma nuovamente differenti da quelli in mio possesso che provengono dai vari Governi emittenti.
Lui dice che la fonte dei suoi dati siano “alcuni contattati” Tour Operator internazionali, e non si capisce il perché non gli convenga richiederli direttamente ai Governi interessati, che forse ne sanno qual cosina di più.
Che non si fidi di questi o che il margine per far una “bella figura” con quelli dei T. O. sia molto più ampio?
E se così è, perché io/noi dobbiamo fidarci dei suoi?
E un dubbio amletico ci assalì o ci assalse (?) o ci assolse (?) o ...
… e anche se non siamo assolutamente qualificati per farlo … (lui dice), io/noi continueremo a farlo.
Che male c'è?
Naturalmente nel rispetto dovuto, perché personalmente continuo a vedercelo in quella posizione, ma sono convinto che possa fare molto ma molto di meglio ... di più ... assai ... tanto ... over!
Tié, la si becchi questa.

lunedì 20 dicembre 2010

Stavolta (per me ) la Brambilla ha ragione

La Corte dei Conti di Roma, per valutare l’esistenza di ipotesi di danno erariale, ha aperto un’istruttoria sull’attività del ministro Michela Vittoria Brambilla e sul ministero del Turismo. L’ipotesi di danno è utilizzo di risorse pubbliche per lo svolgimento di attività diverse da quelle oggetto delle consulenze.
Va anche detto che è della medesima CdC l’autorizzazione (c’è il suo visto sopra il decreto del Consiglio dei Ministri) per la messa in opera della struttura.
Beh, dopo aver sparato fuoco e fiamme ma subito spente nonché essermi ben bene informato, sono arrivato alla conclusione che … no, non ci credo che la ministra abbia fatto questa str … anezza.
Ha ben altri difetti che l’essere scema.
E penso che detto da me, che di certo non ho mai lesinato delle critiche alla Sciura e al suo “ambaradan” … c’è proprio da crederci.
Almeno spero.
E così pure per il potenziamento e l’implementazione dei preposti per incrementare l’Immagine Italia.
°          Le eccellenze dei territori italiani nelle più belle piazze d’Europa: un’iniziativa itinerante per far conoscere e amare l’Italia (procedure amministrative in corso di perfezionamento).
°          L’Italia che non ti aspetti: un invito a percorrere nuovi itinerari attraverso una trasmissione TV
°          Acquisizione di immagini in alta definizione di tutte le Regioni d’Italia da utilizzare a fini promozionali. Le immagini, che compongono una videoteca nazionale di qualità omogenea, sono messe a disposizione di ciascun territorio.
°          Un servizio dedicato ai viaggiatori che desiderano trascorrere le vacanze in compagnia dei loro animali.
°          Le eccellenze dei territori italiani nelle più belle piazze d’Europa: un’iniziativa itinerante per far conoscere e amare l’Italia (procedure amministrative in corso di perfezionamento).
°          La Struttura è inoltre impegnata in studi e analisi per la predisposizione di piani di comunicazione internazionale del brand Italia, per valorizzare le diverse eccellenze del sistema-Paese sui principali mercati mondiali.
Ora i risultati sono ancora quelli che sono, ma l’iniziativa non è certo da bocciare, e semmai
optassi per qualche critica da fare, questa penso debba essere rivolta al come siano stati
scelti i collaboratori, infatti:
Es: con il possesso della laurea magistrale (??) si prendevano sino a 20 punti (cumulabili?), mentre con una laurea in scienza delle comunicazioni, sino a 10. Un master ne valeva solo 5, mentre, casualmente, per le esperienze maturate in attività di comunicazione (vedi ad es. TV della Libertà che ha "vissuto" per poco più di un anno) si prendevano sino a 30 punti (ma guarda un po’).
E però non si capisce, oggettivamente, per un'attività di comunicazione, per quale motivo una laurea magistrale dovrebbe valere 2 volte quella di una in scienza delle comunicazioni e 4 volte un master.
Mah... sicuramente alla Corte dei Conti (cosa in cui confido veramente) spiegheranno nel dettaglio i criteri seguiti per l'emanazione del bando.
Ma allora come finirà?
Finirà che la CdC che aveva dato il suo OK alla costituzione formale della struttura e quindi dubito possano ora stabilire se era effettivamente necessaria o meno, approverà tutto l’andazzo, com’è giusto che sia.
Diverso invece se dovessero stabilire che alcune delle persone con incarico, svolgessero dell’altra attività, ma come detto, non ci credo e che non sia proprio così agevole dimostrarlo (un registro presenze l'avranno pur tenuto).
E scusandomi per lo sbaglio … saluto.

sabato 18 dicembre 2010

Sistema Brambilla - Corte dei Conti = 1x2

Preparatevi pure a una nuova stagione di veleni con i fiocchi e i controfiocchi; l’ufficio di collocamento della Brambilla è (giustamente) sotto accertamento da parte della Corte dei Conti.
Dicono che in seguito a un’inchiesta pubblicata qualche giorno fa dal Fatto Quotidiano, ma altri (noi) l’hanno fatto ben prima, a proposito di alcune consulenze o impieghi nel dicastero (circa una decina), ci sarà un’inchiesta per danno erariale, in modo da verificare se siano stati commessi abusi o sprecati soldi pubblici.
Ma non è solo in quelli che la Corte dei Conti dovrebbe investigare nel ministero del turismo; personalmente ce ne sono degli altri che risultano sempre più incomprensibili.
Gli stessi Giudici contabili sottolineano che è necessario esaminare i contratti, e che saranno chiesti i doverosi chiarimenti al ministero per stabilire se le consulenze erano necessarie o meno e se gli “esperti” chiamati abbiano davvero i requisiti opportuni.
Insomma, un atto dovuto a cui sarei ben lieto di dare una mano; naturalmente alla Corte dei Conti.
Chiaro che di seguito la “Sciura” Brambilla dichiari che i contenuti di tali articoli siano assolutamente privi di fondamento e volti unicamente a strumentalizzare “politicamente” fatti e circostanze di tutt’altra portata, nonché di fornire, ove venga richiesta, tutta la documentazione necessaria per dimostrare l’assoluta trasparenza e la piena legittimità e correttezza del ministero del turismo.
Ora, io non so se questi signori siano stati adoperati per fare dell’altro lavoro con i nostri soldini, ma di sicuro sarà ben difficile alla Brambilla poter dimostrare che avessero avuto o hanno (troppo poco il tempo per imparare) i requisiti opportuni per lavorare in un settore che non hanno mai “praticato” o per cui sono stati “ammaestrati”.
Ma se Sparta piange, di sicuro Atene non ride, o viceversa.
Infatti queste “cosine” accadono in ogni dove, sono sempre successe e un domani saranno sempre così.
Poche balle.
Avete forse mai visto una trasmissione politica dove il tema è “le facili assunzioni” o dove si parli di incarichi o di consulenze nei vari “posti” governativi?
No!
Infatti non conviene a nessuno, e se per caso qualche famoso presentatore c’ha o c’avesse pensato; state tranquilli che negli studi; o non ci si presenta nessuno, o tutti si guarderebbero ben bene di sparlare dell'altro.
Sennò sapete quanti libri s’aprirebbero?
E la Corte dei Conti avrebbe “lavoro” per cent’anni e fors’anche di più.
Alcuni anni fa il senatore Andreotti sdoganò questa “pratica” definendola addirittura utile…a chi però, non è dato sapere.
La raccomandazione non è né di destra né di sinistra e la recente dichiarazione di Clemente Mastella, che ha portato a “giustificazione” il numero inferiore di raccomandazioni proposte in confronto a quelle fatte dal figlio del deputato Antonio Di Pietro; la spiegano già lunga.
Una questione di numeri, quindi, non di metodo.
Il Censis rileva che ben un italiano su quattro si rivolge a un politico per la soluzione di un qualsiasi problema, scavalcando così gli altri.
Inoltre la Cassazione ha sancito che “I politici che rivestono incarichi nelle amministrazioni locali, commettono tentata concussione quando cercano di condizionare le assunzioni clientelari anche se non hanno il potere di mettere in atto le "minacce" con le quali esercitano pressioni sui datori di lavoro ai quali raccomandano i loro protetti.”(annullamento assoluzione di Vincenzo Nespoli, ex presidente consiglio comunale di Afragola).
Per alcuni, quasi tutti politici e beneficiari di “spintarelle”, la raccomandazione è un utile metodo di semplice segnalazione; per altri una pratica consolidata che viola leggi e regole, mina l’uguaglianza tra i cittadini, blocca la crescita della nostra società, e per quanto mi riguarda, blocca e rallenta quella del turismo.
Ma chi non è raccomandato, in un paese dove i posti di lavoro sono sempre meno e sempre più controllati dalla politica, deve andarsene per vivere onestamente?
Già fatto oltre 40anni fa!
Comunque tornando alla Brambilla, staremo a vedere, anche se personalmente non credo che si riesca a cavare il fatidico ragno dal buco, e così finirà che “forse” la “Sciura” avrà anche l’occasione per farsi del vanto.
Ma fino a quando la si potrà sopportare?

venerdì 17 dicembre 2010

Presa multipla di corrente o presa multipla per .. ....?

Massì, signori dell’Enit, non fateci caso e se potete perdonateci; siamo noi i cattivoni, noi di questo blog che pensiamo sempre male nei vostri confronti.
O forse che … «Diventiamo un’agenzia di profilo economico – ha spiegato a Roma il presidente Matteo Marzotto nel senso che legheremo tutta la nostra attività allo sviluppo della consulenza marketing alle imprese italiane per il presidio dei mercati esteri. I servizi tradizionalmente offerti dall’Agenzia si trasformano e si rinnovano per allinearsi alle esigenze del mercato, puntando sulla qualità. Ma dovremo coprirne i costi, per compensare l’esiguità della nostra dotazione».
In poche parole, da adesso s’ha da pagare!
Infatti il presidente dell’ente del turismo dichiara che per il 2011 è destinato un finanziamento pubblico di circa 24 milioni di euro: pochi davvero per fare le cose ben fatte (come loro dicono di saper fare).
La dichiarazione è del recente 16 dicembre 2010; toh, fresca fresca, proprio di ieri che continua così: Tra i servizi a pagamento che l’Enit offre con il nuovo Regolamento per i soci del Club Italia c’è l’accesso al Virtual Travel Market, la nuova fiera virtuale che si tiene sul web in marzo e in ottobre, dove il B2B “viene messo in rete” da una piattaforma che organizza incontri e contrattazioni come nelle fiere fisiche.
Per partecipare al Virtual Travel Market l’operatore italiano interessato acquista al momento dell’iscrizione (a pagamento) un “pannello di controllo” sul quale si carica il suo data-base, in cui appariranno tutte le contrattazioni effettuate online, le informazioni sui buyer e strumenti operativi come la chat, l’invio di sms in tempo reale e la partecipazione a community orientate al prodotto.
Si pagherà anche per partecipare ai 12 seminari tematici che Enit organizzerà nel 2011, prevalentemente orientati alle tipologie di offerta made in Italy. Ma sono quotate in giornate/uomo – da 260 a 360 euro l’una, secondo le aree – le ricerche di mercato, che l’Enit su richiesta svolge anche personalizzate sul singolo operatore.
Altre voci quotano l’assistenza legale in caso di controversie con operatori stranieri, la fototeca (da 10 a 50 euro l’immagine in alta definizione), e l’utilizzo per eventi della sede centrale Enit, da 700 a 1.500 euro al giorno.
Nuova nel programma anche una giornata annuale del Club Italia e l’istituzione degli Italian Tourism Award, destinati a coloro che si distingueranno per la loro attività di promozione.

Mentre il 26 ottobre scorso ecco che c’apparve … saranno 45 i milioni (in più) per la promozione dell’Italia all’estero, suddivisi in tre anni (10 milioni nel 2011, 15 milioni nel 2012 e 20 milioni nel 2013), aumentando le risorse dell’Enit per questo scopo specifico: è stato approvato oggi con parere favorevole del Governo e voto unanime in Commissione Attività produttive, l’emendamento alla legge Finanziaria 2011 eccetera eccetera.
Che quindi vanno ad aggiungersi ai precedenti 24 milioni.
Forse che il Marzotto non ne sappia niente perché affaccendato a tutt’altro?
Mah, aspettiamo e vedremo.
E Federalberghi, Confindustria, Confesercenti con tutte le altre associazioni turistiche … zitti!
Per ora si, un grande silenzio e restiamo solo noi di “Tutto sbagliato tutto da rifare” a passare per cattivoni, ma come facciamo a non pensar male di quelli là, sperando ci perdonino, naturalmente.
E se poi non lo fanno ... pazienza.

mercoledì 15 dicembre 2010

Da parte di Matteo Marzotto ???

......Dico questo in risposta a quanto mi è capitato di leggere su alcuni blog, dove ho rilevato giudizi insultanti sulla nostra attività, come del resto ho registrato in più di un intervento agli Stati generali del turismo. Le critiche stupide però - ha concluso Matteo Marzotto - le rimando tutte al mittente".....

Bene, mettiamo per “ipotesi” che la suddetta dichiarazione del presidente dell’Enit, Matteo Marzotto, in merito a dei “giudizi insultanti visti su alcuni blog e quindi alla stupidità della critica” sia rivolta anche a noi di “Tutto sbagliato tutto da rifare”.
Mettiamo ancora che risulti chiara l'allusione a questo blog, anche perché è l'unico che giornalmente si occupa dell'Enit (criticando a nostro/mio parere “costruttivamente”, ma senza brutte parole, per carità) e che le intercorse comunicazioni anche telefoniche tra le parti non abbiano portato a nessun risultato.
E sia chiaro, non certo per mia responsabilità, considerata la (s)cortesia dimostratami durante la quale.
Mettiamo inoltre per “ipotesi” che i commenti arrivati pochi giorni fa (anonimamente) “quasi” simultaneamente in tre differenti post ma con lo stesso IP (Internet Protocol address), mi siano stati inviati dal General Manager dell’Enit, Paolo Rubini, con dei poco edificanti aggettivi come ridicolo, incompetente, pericoloso, cavernicolo o preistorico, incolto, vecchio e finto saccente.
Mah, che dire?
Innanzi tutto è evidente una differenza sostanziale, e vale a dire ch’io (nome e cognome) “oso” rivolgermi  direttamente agli interessati (nome e cognome) con delle ragioni di causa (dimostrate e dimostrabili), mentre al presidente dell'Enit è più congeniale usare il generico.
Mentre l’anonimo, ma neanche poi troppo (ovviamente per ipotesi), mi propina degli appellativi che per il solo motivo dell’anonimato la dicono già lunga, anche senza andare a cercarne il perché.
Comunque, niente di male, per carità; non saranno certo queste parole a rendermi (e parlo solo per me) offeso, insultato o oltraggiato.
Dai, non scherziamo; chi non ha sentito anche di peggio.
Però in risposta credo che non servano tante parole … e (naturalmente sempre per ipotesi) se è permesso o “mi consenta”: ma che state a dì, “s-gentile” Marzotto e “s-cortese” Rubini?
Perché i risultati (quelli veri) dicono che sul turismo non ci capite ‘na benemerita mazza, ma anche su chi v’aiuta (o cerca) capite ben poco.
Che ce voi fà, sò ragazzi.

Il turismo per ciechi e ipovedenti

Bene, oggi è uno di quei giorni che inizia nel modo giusto e in cui il sorriso m’arriva già dal mattino.
Anche se però, neanche a dirlo, una “critica” c’è; ma la “vediamo” più avanti.
E la causa è questa qua: La Regione Piemonte lancia il corso on line di accoglienza del turista non vedente e ipovedente realizzato dall'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti della Regione.
E’ rivolto ad albergatori, ristoratori, guide, agenzie di viaggio, taxisti, conducenti di mezzi pubblici o privati e, in generale, a tutti coloro i quali fanno parte della grande industria del turismo locale.
 “In Europa ci sono più di 2 milioni di non vedenti e 10 milioni di ipovedenti – hanno commentato in una nota stampa congiunta Giovanna Quaglia, assessore alle Pari Opportunità e Alberto Cirio, assessore al Turismo della Regione - persone che non solo hanno come tutti il diritto di viaggiare, ma che se messe nelle condizioni di farlo e accolte nel modo adeguato rappresentano un grande potenziale di turisti da attrarre e fidelizzare sul nostro territorio".
Ok, parole “Sante”, ma non ci vorrebbero anche le strutture?
Vabbeh, è sempre un inizio e quindi meglio di niente!
Però cosa ne dite di far fare questi corsi (a volte è sufficiente anche un solo cortometraggio) anche ai vari consiglieri regionali, provinciali, comunali o municipali, e magari durante una di quelle “stancanti sedute” che quando “uno” di loro parla, gli altri sono quasi tutti fuori a fumare; a raccontarsi l’azione della propria squadra di calcio; a disquisire sulla minigonna di quella o quell’altra … e via cantando?
Chissà mai che non possano servire anche per quelli che dovrebbero trovare le soluzioni infrastrutturali nei vari ambiti?
Infatti non mi risulta che al Manifesto per la promozione del turismo accessibile, in attuazione dell’art. 30 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ratificata con Legge n° 18 del 24/02/09, sia seguito un qualcosa.
Sempre che non mi sia “scappato” per carità, ma non credo.
In particolare mi riferisco al numero 8 del testo dove è scritto:
E’ necessario incentivare la formazione delle competenze e delle professionalità, basata sui principi dello Universal Design e che coinvolga tutta la filiera delle figure professionali turistiche e tecniche: manager, impiegati, aziende, imprese pubbliche e private.
Occorre inoltre aggiornare i programmi di studio degli Istituti per il Turismo, Tecnici, Universitari, dei Master e dei Centri Accademici a tutti i livelli.
Inutile dire che sono circa vent’anni che vado dicendo che questo studio debba essere proposto nelle scuole alberghiere come materia didattica; tanto per cominciare.
Poi da cosa nasce solitamente un’altra cosa che di sicuro male non fa, sempre che a taluni freghi veramente qualcosa, e non sia una sola propaganda politica per raggranellare un qualche voto qui e un po’ anche là.
E possibile che non capiscano che questa cosa va fatta?
E cosa ci vuole?
… solo la voglia di farla.

domenica 12 dicembre 2010

Vado via da Genova o resto qui?

Di Luciano Ardoino
Sono andato via (oltre 40anni fa) perché nessuno mi ha detto: “Cosa vai via a fare che non hai nemmeno 18anni”.
Sono andato via perché Genova era governata da over 60/70 che non pianificavano il futuro perché era un futuro che tanto non avrebbero mai visto.
Sono andato via perché quelli più giovani non avevano idee per progettarne uno migliore e quelle poche che trovavano erano stoppate dai “vecchi” della città con la stupida frase: “L’emu sempre fetu cuscì ...” (abbiamo sempre fatto così, perché vuoi cambiare?).
Sono andato via perché non passava giorno che non ci fosse uno sciopero degli studenti o quant’altro che fermava la produzione degli altri, e credevo che i diritti dovessero venire dopo i doveri. La vita poi, poche balle, mi ha insegnato che è proprio così.
Sono andato via perché speravo che altrove le cose andassero meglio.
Sono andato via perché sapevo che altrove le cose andavano meglio.
Sono andato via perché nella mia città non esistevano delle ideologie come il rischio, passione e coraggio.
Sono andato via perché altrove queste ideologie esistono; eccome se esistono.
Sono andato via perché il successo e l'apprendimento sono uno stato mentale. Se fai il pittore e' fare un capolavoro, se fai il medico e' salvare vite. Per me il successo era ed è, imparare il turismo per dare agiatezza al settore e costruire del nuovo lavoro, per poi trasmetterlo agli altri.
Qui (?), per carità, lasciamo perdere ch'è meglio.
Sono andato via perché volevo "crescere" senza aver bisogno di calci nel culo e per poi non dover incontrare lo sguardo di un sottoposto o un subalterno, ma più bravo e migliore di me.
Sono andato via perché all’estero avrei guadagnato molto di più (in palanche e in esperienza).
Sono andato via perché la paura è il grande freno in qualsiasi progetto di cambiamento di vita, e io non volevo e non voglio avere paura; al massimo un timoroso ma grande rispetto di quella degli altri.
Sono andato via perché sentirsi italiani spesso non basta.
Sono andato via perché altrove non mi sono mai sentito straniero, come invece mi sento nella mia stessa città.
Sono andato via perché all’estero credevo di poter tranquillamente parlare sia con i Re che con i barboni.
Sono andato via perché all’estero sono riuscito a parlare sia con i Re che con i barboni; a prescindere dal mio e dal loro conto corrente in banca.
Sono andato via perché rispettavo la gente, e di tutte le razze, mentre qui nessuno con me lo faceva nella stessa maniera.
Sono andato via perché alle sette del mattino, a Genova, nessuno sorrideva; e chi lo faceva, passava per scemo. Alla moda del: “ma che cazzo c'avrai da sorridere”.
Sono andato via perché Tizio sparlava sempre di Caio, mentre Sempronio malignava sugli altri due.
Ora dopo molti anni sono ritornato, ma da allora, cos’è cambiato?

sabato 11 dicembre 2010

Dai, facciamoci 4 risate con le statistiche della Brambilla

Quelli che di queste cose ne sanno certamente più di me, dicono che uno dei primi segnali del disturbo mentale è la scomparsa del senso dell’umorismo.
Della Brambilla si può dire che non sappia fare il ministro; che “agevoli” con incarichi prestigiosi qualche “amico, convivente o compagno del passato” non troppo meritevoli; che ne racconti un tanto al chilo e via cantando, ma che abbia dei disturbi mentali, no; quello no di sicuro.
Anche perché a me fa ridere un sacco.
Infatti se i suoi "proclami" di perenni incrementi turistici nel Bel Paese fossero veri, come minimo ne avremmo il doppio di quelli che, ahimé, invece non sono.
Nella vita pubblica italiana infatti ormai si ride pochissimo e se vuoi ritornare ai fasti di un tempo dei grandi comici italiani, devi affidarti sempre più al politico di turno, e personalmente, per procurarmi “buon sangue”, alla “Sciura” Michela.
In questo modo si spiega il perché stiano diventando sempre più presenti e richiesti in molte trasmissioni televisive (e non solo) che con la politica hanno ben poco da spartire, mentre le loro str…anezze siano il frutto di ilarità generale.
Almeno per me.
Insomma, diciamo che fanno i comici, mentre quest’ultimi, sempre più, si danno alla politica.
E’ il mondo che cambia e il programma Late Show di Lettermann, dove Obama e Clinton hanno fatto ridere più di tanti comici professionisti, sta diventando immaginabile anche da noi.
La differenza è che Obama e Clinton l’hanno fatto apposta, mentre qui è il risultato delle loro “stupidaggini” a farci ridere a crepapelle.
Ecco, questa è la cosa che m’è successa anche stamattina quando ho letto l’ennesime dichiarazioni sulle statistiche delle presenze turistiche invernali, infatti: “La crisi economica non frena la voglia di turismo degli italiani: in questo ultimo scorcio di 2010, la stagione turistica vede più presenze rispetto all'anno scorso e bla bla bla ... sono i dati dell'Osservatorio Nazionale del Turismo resi noti dal ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla.
I dati o le statistiche dell’Ont o se si vuole l’Ontit (l’Osservatorio Nazionale del Turismo), che per quanto mi riguarda, danno la stessa fiducia che si può avere nella speranza di ritrovare un bel pezzo di carne fresca lasciato incustodito di fronte ad un branco di cani famelici, dopo un lungo esame ci sono arrivate puntuali.
Ma quanto costa mantenere quest’ambaradan di detta perfezione statistica?
La prossima volta ve lo spiego a parte.
Comunque in attesa di delucidarvi in merito a come vengono gestiti allegramente i nostri soldini, oggi mi sono fatto altre quattro risate con le statistiche della Brambilla, e speriamo che presto ce ne dia delle altre.
Ma non preoccupatevi, la ministra non ce le lesinerà di certo, con buona pace dell’umorismo e della mia salute.
Infatti ridere fa bene, anche se però diventare sempre più un Paese di barzellette, non c’è poi così tanto da stare allegri e ilari.

venerdì 10 dicembre 2010

A cosa serve "la compagnia" del CNEL?

Il Cnel, Consiglio nazionale dell'economia (che langue) e del lavoro (che non c'è), ci costa 20 milioni di euro all'anno, 40 miliardi delle vecchie lirette, che rende meglio l'iperbole della cifra.
Sul Corriere della Sera, Sergio Rizzo è entrato nel dettaglio delle spese che sono uno sproposito rapportate all'utilità dell'ente, pressoché  nulla, così come certificato persino da alcuni suoi consiglieri.
Il suo compito istituzionale è fare consulenza al governo e al Parlamento e produrre studi sul tema del lavoro. Dovrebbe inoltre formulare proposte di legge in materia. Bene, in 60 anni ne ha prodotte ben 16. E scusate se è poco.
A presiederlo, con tanto di segreteria da 700 mila euro al servizio, c'è Antonio Marzano, nome che ai più non suscita alcuna reminiscenza e a pochi ricorda gli albori di Forza Italia, di cui era detentore della tessera numero nove, e un successivo passaggio di non epocale rilievo al ministero delle Attività produttive.
Il Cnel, tra le tante prerogative, ne ha una che spicca su tutte: chi vi entra, difficilmente ne esce.
Rizzo riporta al caso di Raffaele Vanni, che dal 1958 alberga nella sede romana di villa Lubin.
Uno il cui nome persino Google fatica a rintracciare, e che fu segretario della Cisl nel lontano 1971.
Altri, pur non arrivando al mezzo secolo di presenza, vantano soggiorni di non effimera durata. Segno che in Italia nessuno affonda nell'oblio, ma tutti galleggiano avvinghiati all'abbondanza di salvagente di cui dispone la Casta.
Oltre alla segreteria del capo, 20 milioni di euro servono a pagare gli stipendi di 70 dipendenti, le consulenze e il gettone dei 121 consiglieri cui vanno 1.200 euro nette al mese, più o meno quanto prendono un insegnante (massì, siamo pure demagogici) o un operaio specializzato.
È un organo di rilevanza costituzionale con funzioni, in materie economiche e sociali, consultive e di iniziativa legislativa, anche se dal 5 gennaio 1957 – giorno in cui è stato istituito – a oggi, ha presentato al Parlamento soltanto sedici disegni di legge.
Come a dire che ne hanno presentati 1 (uno) ogni tre anni e un po’, e che oltretutto, a conti fatti, quell'uno ci costa dai 60 ai 70 milioni di euro; quindi un solo "disegno" di legge corrisponde a 120 miliardi di vecchie lirette.
L'ente, come tanti altri del resto, è un pensionato per sindacalisti a riposo, politici trombati,  professori all'accatto di consulenze.
Sono molti i nomi che ambiscono a un posto da consigliere Cnel. Far parte del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro garantisce per cinque anni una retribuzione mensile di circa 1.500 euro netti, all’unica condizione di partecipare alle assemblee che si tengono una volta al mese.
Se un consigliere non può, o non ha voglia di recarsi ogni trenta giorni circa al parlamentino di Villa Lubin, non perde stipendio: gli viene semplicemente detratta una somma pari al quindici per cento dell’indennità a cui ha diritto, riceverà regolarmente (anche se ha disertato la mensile sessione di lavoro) una “busta paga” di 1.275 euro.
Periodicamente, qualcuno avanza la proposta di abolirlo, ma l'impresa si infrange sulla levata di scudi dei beneficiati e sulla complicanza della procedura.
Il Cnel, la cui nascita è sancita dalla Costituzione, abbisogna di un'apposita legge che lo scostituzionalizzi. Se poi, come  è successo l'altro giorno alla cerimonia di insediamento della nuova Consiliatura, il capo dello Stato vi presenzia in pompa magna, si capisce come suoni quasi profano perorarne la cancellazione.
Eppure, così sensibile com'è ai temi della disoccupazione giovanile, a Giorgio Napolitano magari non dispiacerebbe che quei 20 milioni, invece che dare un vitalizio alle cariatidi, venissero convogliati in un fondo di avviamento al lavoro, alla ricerca o eventualmente “inviati” alla bistrattata cultura.
Non dovrebbe dispiacere neanche ad alcuni nomi illustri che militano nell'esercito dei consiglieri, come Emma Marcegaglia e Paolo Scaroni, di cui tutto si può dire meno che siano lì per i 1.275 euro al mese di appannaggio.
Siamo sicuri che anche loro, leggendo la denuncia di Rizzo sul Corriere, ne sottoscrivano sino all'ultima riga le ragioni. E allora perché avallare con la loro presenza, come ha fatto il Quirinale intervenendo all'inaugurazione, uno degli emblemi di quegli enti inutili di cui nei loro discorsi pubblici non hanno mai smesso di chiedere l'abolizione, additandoli a deprecabile esempio dei costi della politica e di una macchina dello stato che non riesce a riformarsi?
Li invitiamo perciò a dare l'esempio: via da questo cimitero di elefanti, sperando che anche altri li seguano. Se non si riesce a rompere lo scudo costituzionale che lo tiene in vita, aboliamo il Cnel per diserzione di massa dei suoi consiglieri. Sicuramente non è un organo che punta al risparmio. Dagli ultimi dati disponibili (quelli relativi al bilancio assestato 2009 e di previsione per il 2010), risulta che il Cnel spende per i circa settanta dipendenti (da non confondere con i 120 consiglieri) più di sette milioni di euro. Per l’indennità del presidente, i vicepresidenti e i consiglieri lo Stato eroga annualmente 3,6 milioni di euro. Somma cospicua a cui vanno aggiunte le spese per le missioni in Italia (85mila euro), all’estero (220mila euro), e rimborsi spese per 1,2 milioni di euro. Più 2,7 milioni di euro di consumi elettrici, idrici, telefonici, riscaldamento, acquisto materiale vario, eccetera.
Il Cnel in sessant’anni ha presentato al Parlamento appena 16 disegni di legge. Certo, ha un ruolo di “alta” consulenza per Camere e governo sulle tematiche economiche e sociali.
E ultimamente il Presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, ne è stato nominato vice-presidente.
Il motivo?
E chi lo sa, o non si può dire?
Forse perché nell’ultimo quadriennio gli alberghi italiani hanno perso un milione e seicentomila presenze?
Sarà per meriti!

giovedì 9 dicembre 2010

Liguria, sogno o son desto?

Caro Massimiliano,

innanzi tutto grazie della tua stima che non è roba da poco, e grazie del suggerimento “involontario” per farmi capire che devo ricorreggere il tiro in merito ad Angelo Berlangieri, ok lo faccio; non credo neanche mi costi troppa fatica riprendere la mira.
Infatti all’atto della prevedibilissima investitura ad assessore del turismo ligure, l’unica dichiarazione tra le tredici dei suoi pari grado (elezioni regionali del 2010) che mi piacque fu appunto la sua: il sentir dire che si voleva che finalmente emergessero le politiche economiche turistiche e non le solite leggi, decreti, eventi e promozioni di un solo territorio periferico.
Beh, erano anni che speravo in quelle frasi.
Poi alcune “cosette”, che non sto a rivangare ma di poco conto mi fermarono, e nei suoi confronti il “vincerò” del “Nessun dorma”, mi svanì come d’incanto.  
Forse l’esempio non c’entra una mazza, ma il “vincerò” c’entra, eccome se c’entra.
E’ infatti dai tempi della Cerofoliniana frase “Genova non sarà mai una città di camerieri” che c’andiamo arrancando senza mai nessuna meta; e fors'anche da prima.
Genova è una città portuale, e va bene; ma anche Barcellona lo è.
E la stessa similitudine si ha tra la Liguria e la Catalogna.
E qui finisco con gli esempi di altre città o regioni; una basta e c’avanza.
Barcellona però ha saputo crederci fino in fondo e togliendo gli “arricchiti” professoroni del nulla ha cominciato a sostituirli con dei veri professionisti … ascoltandoli però.
Uno su tutti fu Joseph Ejarque, che iniziando nel lontano ’85 in quei lidi, ha contribuito all’organizzazione e promozione delle Olimpiadi del 1992; poi  la Corugna, sempre in Spagna;  nel 1999 è stato chiamato a dirigere Turismo Torino; mentre agli inizi del 2006 fino al 2008 è stato direttore generale dell’Agenzia Regionale per il Turismo del Friuli Venezia Giulia, Turismo Fvg.
E i risultati si sono visti da tutte le parti.
Oggi è presidente di Four Tourism, società di consulenza internazionale in management e marketing turistico delle destinazioni che è specializzata in pianificazione, strategia, organizzazione, sviluppo territoriale ed economico eccetera eccetera.
Insomma uno con gli “attributi” giusti e che se deve dirtelo chiaro (per il tuo bene) non te le manda di certo a dire; poche balle e lavorare (bene).
Diciamo una di quelle persone che conoscono il da farsi ed è l’unico (in Italia) con cui io abbia potuto avere dei sani colloqui sul turismo.
Per il resto dei restanti, o sono “sfigato” a non averli mai incontrati, o è meglio lasciar perdere.
Credo che la seconda ipotesi sia però quella giusta.
Ma non è di lui che vorrei parlare, ma del fatto che persone così non ne abbiamo mai avute, mai cercate, e che se per caso ci fossero, ecco che non sono state o non sono neanche ascoltate.
A Genova nemmeno se ti chiami Garrone, Malacalza o Aponte, puoi fare qualcosa.
E ne cito “solo” tre ma ce ne sono altri, caro Massimiliano, e tu lo sai bene.
Genova, come la Liguria, è e deve essere una città di camerieri; perché allora che male c’è?
O forse questa “razza” va denigrata, oppure che dietro ai “camerieri” non ci siano anche dei validi imprenditori, architetti di fama mondiale, economisti eccellenti e tira a campà?
Vogliamo fare qualche caso o ne siamo tutti a conoscenza di quello che accade nel mondo in ogni dove?
Troppi interrogativi che hanno un solo comune denominatore; siamo defici…tari nel turismo e non solo.
Tutti sanno che l’oro del terzo millennio sarà mondialmente il turismo, e noi (?); scusami l’espressione, ma ce lo stiamo a menare … il can per l’aia.
Sul tuo fondo di oggi scrivi che in Regione si sia sposata una politica “bipartisan” in materia: infatti interessa che i turisti vengano in Liguria, non chi ha la medaglietta del perché sono venuti.
Cavolo, Massimiliano, questo è parlare, questo è il giusto modo d’agire e con queste premesse la speranza c’è.
Comunque dai, forse è la volta buona e io non dispero, e se c’è da dare una mano, sempre che serva, io sono qua … ma basta “mussate” … varie o avariate.
Ciao, grazie ancora ma lascia stare la parola ministro, almeno per me.
Cosa ne dici di Bertolaso?