sabato 13 ottobre 2012

"Genova, la città migliore che c'è" ... dissero il gatto e la volpe



Se esistesse un marchingegno capace di misurare la capacità del farsi male da soli, la lancetta di Genova sarebbe perennemente posta al massimo dell’eventuale scala progressiva.
Infatti ci stiamo “bruciando” anche il Salone Nautico.
Ma prima una breve premessa.

L’ex Superba, fino a quarant’anni fa, era una delle città più prospere dello Stivale. 
A Genova è nata la moderna industria nazionale, con gli stabilimenti dei Perrone e dei Piaggio, con l’impero economico di Gaslini, e poi l’armamento, la cantieristica e la siderurgia. 
Genova era capitale dell’Iri, poi dell’industria elettromeccanica, dell’impiantistica, del nucleare, sede delle più importanti società petrolifere, di quelle della produzione dello zucchero, della Vespa e di Calimero. 

Aveva il primo porto del Mediterraneo e costituiva con Milano e Torino il famoso triangolo industriale. 
Mentre le navi della Costa Crociere partivano da Genova e non da Savona.
Genova poi, circa trent’anni fa, perse l’ennesima occasione dicendo NO a Disneyland con delle causali che ancor oggi gridano vendetta, ma la storia, per chi ne vuole sapere di più, è tutta qua.

Stessa sorte si ebbe anche quando gli americani sembravano decisi a sbarcare a Genova non solo con Topolino e Paperino col progetto per la "Disneyland europea", ma anche nell 'ambito dell'informatica.
Si sarebbe ottenuto qualche altro migliaio di posti lavorativi, eccetera eccetera.
Le basi per i primi accordi operativi furono fatte nel corso di una visita a Genova, dal professore Steve Cohen, ex direttore del Centro Studi "di Berkeley, in California, uno dei" cervelli "di Silicon Valley e che fu ospite dell ' ex presidente degli industriali di Riccardo Garrone, si, ancora lui; uno dei pochissimi che vede oltre l'angolo di questa città.
Ma anche questo sogno finì così com'era cominciato.

E poi il Nautico … in 5 anni persi 101.000 visitatori (-31%) a causa sicuramente della crisi, ma anche per l’insistenza auto-lesionista o auto-referenziale (per l’economia ligure e del genovesato) della componente “politica” degli Organizzatori nell’affidarsi ad un format mono-tematico, anacronistico e superato, dispendioso oltre l’inverosimile e incapace di attrarre davvero gli appassionati del mare, ovvero i turisti nautici.
E se questo non bastava, il Governo ha pensato bene di porre la tassa di stazionamento.

La crisi della nautica si era già fatta sentire questa estate con oltre 35mila barche fuggite dai porti italiani, braccate dal fisco e questo ha messo in mutande centinaia di migliaia di lavoratori dell'indotto: ristoratori, albergatori, commercianti a vario titolo, piccoli e grandi centri di refitting e manutenzione.
Sopravvivono solo le grandi aziende, attrezzate per stare sul mercato estero. Un imprenditore che nel 2008 aveva fatturato un miliardo di euro, 50% in Italia e 50% all'estero: «Nel 2011 siamo scesi a 600 milioni, ma solo grazie all'export che ormai vale il 98% del nostro giro d'affari».
Facile capire che cosa rimane in Italia.

Qualche numero per capire meglio: fatturato a 6,4 miliardi nel 2008; crollo a 3,4 miliardi nel 2011; una previsione ottimistica a 2,5 miliardi nel 2012; mercato interno vicino a quota zero.
Velo pietoso sui 20mila posti di lavoro bruciati e centinaia di aziende medio-piccole, anche nell'indotto, strozzate dalle banche e dalla pressione fiscale. 

E adesso prendo lo spunto (copincolla) da Massimiliano Lussana, il caporedattore de Il Giornale di cui condivido anche la punteggiatura, e che così dice in merito …

… praticamente un manuale del suicidio perfetto di una città.
E se almeno gli operai dell'Ilva avevano ragione nella loro protesta pur avendo torto nello scaricare la propria rabbia sulla nautica, settore se possibile messo peggio della siderurgia, è vergognoso che il rito del primo sciopero studentesco dell'anno si sia celebrato per l'ennesima volta davanti ai cancelli della Fiera, già semideserti senza bisogno di aiuti esterni.

Eppure, la scena era impressionante: studenti (nel senso di iscritti alle scuole) con i soliti scudi di plastica con dipinte sopra copertine di libri, poliziotti in assetto antisommossa, la Foce militarizzata, le voci di cariche degli agenti ...
Ma lo sa tutta questa gente che anche in Fiera ci sono dei lavoratori, che il momento è drammatico e che chi lavora lì dentro, anche i dipendenti dell'ente, non solo quelli della Nautica, rischiano la cassa integrazione?
E che la rischiano per errori gestionali della politica?
E che la rischiano perché troppa gente ha gravato sulla Fiera senza averne alcun titolo?
Mica finita.
Bastava sentire alcuni degli slogan scanditi davanti ai tornelli della Fiera per capire che non avevano capito.
Che il discorso sulla scuola che abbiamo iniziato nei giorni scorsi è sempre più vitale, perché cattivi formatori significano cattivi studenti.
E invece.

Invece questi ce l'avevano con il «Nautico simbolo del lusso e dello spreco» oppure spiegavano a gran voce che il Salone è «simbolo di quell'un per cento che ogni giorno ci sfrutta».
Ecco, io penso che se nel 2012 una generazione che passa le giornate sui banchi di scuola non è in grado di elaborare un concetto più profondo di questo, c'è da preoccuparsi moltissimo.

Penso che sia grave se coloro che dovrebbero essere la classe dirigente di domani non riescono a capire che se l'Italia ha un'eccellenza e si fa di tutto per distruggere quest'eccellenza, ci perdono tutti: l'Italia, l'eccellenza, gli operai e i quadri che lavorano a quest'eccellenza.
Ecco, la Nautica italiana, oggi, è questa cosa qua.
Qualcosa di universalmente riconosciuto come settore straordinario nel mondo, che tutti ci invidiano, e che noi lavoriamo costantemente per affossare.
E la manifestazione di ieri con le scene tipo «Mezzogiorno di fuoco in piazzale Kennedy» (fra l'altro, era proprio mezzogiorno o giù di lì) è un tassello decisivo, anche dal punto di vista ideologico e concettuale.

Poi, ciliegina sulla torta, la rissa fra gli organizzatori.
L'Ucina, a mio parere giustamente, ha chiesto garanzie immediate per la prossima edizione in termini di costi e infrastrutture e c'è da ringraziare Anton Francesco Albertoni per non aver spinto l'acceleratore dialettico sul possibile trasferimento a Viareggio.
La Fiera ha risposto parlando di «dichiarazioni decisamente inopportune nei contenuti e nei tempi».
Non è stato un gran Nautico.

P. S.: Nella speranza che non sia l’ultimo o giù di li!






6 commenti:

Gianni ha detto...

Chi è quel Pinocchio che ci crede?


:-D

B. C. ha detto...

Per quanto riguarda il turismo, negli esercizi alberghieri ed extralberghieri del Comune di Genova nel corso del primo semestre del 2012, rispetto al primo semestre del 2011, si è avuta una diminuzione sia degli arrivi (-4,6%), sia delle presenze (-4,8%). La componente straniera risulta in lieve aumento sugli arrivi (+1,0%) e in lieve diminuzione sulle presenze (-0,4%).

sergio cusumano ha detto...

Ha dell'incredibile la storia di Genova negli ultimi 40 anni.

Luciano Ardoino ha detto...

È attraverso gli altri che meglio possiamo conoscere noi stessi.

Agli inizi di marzo, il quotidiano inglese The Independent ha chiesto ai suoi lettori di indicare cosa gli viene in mente quando pensano al made in Italy.
Al primo posto trionfava Claudia Cardinale, protagonista del Gattopardo di Luchino Visconti, al secondo il mito della "Dolce vita", e giù così tra gondolieri di Venezia (4°), mafia (10°) e Leonardo Da Vinci (14°).

Fotografia di un mito che non si è aggiornato e che, come una macchina del tempo, tiene l'Italia ferma tra la fontana di Trevi e don Vito Corleone.

Genova?

Delle migliaia di risposte non ce n'è stata una sola soletta che abbia riguardato la mia città ... nel bene e nel male.

:(

sergio cusumano ha detto...

Ci sarebbe da scrivere una enciclopedia sulle occasioni perse dalla tua città.
Disneyland docet!

I cittadini come la prendono?





Luciano Ardoino ha detto...

Non so se la prendono, so solo che se lo prendono!

:(