giovedì 8 dicembre 2011

Il turismo ostaggio dei No Tav

Oggi la Valle di Susa è isolata.

Praticamente irraggiungibile. 
Sembra assurdo che proprio l'8 di dicembre, festa dell'Immacolata e tradizionale apertura della stagione turistica invernale, la valle olimpica sia fuori gioco, estromessa dalle rotte di chi ama lo sci, o comunque vorrebbe godersi tre giorni di riposo.
Una mazzata vera e propria ai commercianti, agli albergatori, a chi - lassù - vive e lavora.
A fare da tappo, con un corollario tutt'altro che pacifico, ci sono i No Tav che hanno aspettato proprio l'8 dicembre per sfidare ancora una volta le forze dell'ordine arroccate attorno al cantiere delle prime trivellazioni. Tre i cortei annunciati, ordinanze restrittive del Prefetto che di fatto ha blindato Chiomonte e i paesi vicini, l'autostrada A32 bloccata dalle 10 del mattino presumibilmente fino al calar della sera.

E, come incognita, il piano degli antagonisti di prolungare a iosa il fermo del traffico occupando le corsie quando la polizia leverà le tende.
A completare l'opera l'annuncio di blocchi selvaggi sulle statali del Moncenisio e del Monginevro.
Un quadro devastante, ben che vada, per l'economia della valle già penalizzata dalla neve che non imbianca i colli e dalla crisi che comunque consiglia forti economie.
Ma c'è di più.
E una volta tanto, va detto.

C'è la forzatura intollerabile della libertà dei singoli, dei turisti, degli automobilisti e degli stessi residenti.
Quello che viene definito il "popolo No Tav", per altro fortemente permeato da antagonisti, squatter, black bloc e picchiatori professionisti, con un colpo di mano ha alzato il livello della contestazione al treno veloce.
Qui non si tratta più di assalti ingiustificati al cantiere protetto dai militari, quanto di un blocco imposto a un'intera valle, peggio, a una parte del Piemonte che, soprattutto in certi giorni (e l'8 dicembre è tra questi), diventa un corridoio di accesso internazionale.

Una situazione che è intollerabile sotto il profilo della civiltà dei comportamenti e che non trova giustificazioni neppure con la più nobile delle crociate.
Il fermo imposto al turismo non si potrà quantificare solo come la perdita di un giorno di affari, ma rischia di trasformarsi in un boomerang terribile per tutta l'economia montana che già sta soffrendo di disdette di prenotazioni non certo imposte dalla neve che scarseggia.
I No Tav, sarà anche perché ormai viviamo in un mondo globalizzato dove Internet ribalta in tempo reale qualunque notizia, hanno responsabilità pesantissime.
La protesta popolare è una cosa, il caos premeditato un'altra.
E qui la premeditazione è di casa, se è vero che, ancora mentre stiamo scrivendo, gli organizzatori sono in consesso per promuovere azioni a sorpresa.
E per altro mai, dico mai, autorizzate da chicchessia.
La risposta deve essere ferma, la tolleranza un optional che non ci si può più permettere.

beppe.fossati@cronacaqui.it

P. S.: Che ci voglia Totò ?

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Non ci vuole Totò ma solo un pò d'intelligenza.

Merce rara da queste parti.

Luciano Ardoino ha detto...

Mi spiace veramente !

Francesco Pedroni ha detto...

C'è un grande fermento sulla tassa nautica e di certo opteranno per le tue conclusioni.